Le atmosfere decadenti del villaggio operaio protetto dall’Unesco

Photo by Blackcat (Creative Commons) Wikimedia Commons

Quando si arriva a Crespi d’Adda si ha quasi la sensazione di entrare in un film di Tim Burton. Nella pittoresca frazione di Capriate San Gervasio (Bergamo) regna un’atmosfera irreale, simile a quella delle favole gotiche narrate su celluloide dal regista americano. Tutto merito del peculiare aspetto di questo villaggio che lo fa somigliare a un germoglio di ottocento innestato nel presente. L’attenzione di chi giunge in visita è immediatamente catturata dalle affusolate ciminiere del cotonificio, fatto costruire dalla famiglia Crespi nella seconda metà del XIX° secolo. Mentre si è ancora lì ad ammirare una versione reale della fabbrica di Willy Wonka, ecco che l’occhio cade sul castello voluto dalla facoltosa famiglia di industriali, un impressionante edificio che ricorda quelle magioni infestate teatro di molti film horror.

Il vero peccato è che tanto lo stabilimento (ora chiuso ma attivo fino a dieci anni fa) quanto la colossale villa non siano visitabili e possano essere ammirati solo dall’esterno. Garantiamo comunque che anche così l’impatto è notevole.

Photo by Blackcat (Creative Commons) Wikimedia Commons

Le sorprese non sono finite. Il vero motivo che ha portato Crespi d’Adda a essere annesso, nel 1995, alla prestigiosa lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco, è dovuta alla strabiliante conservazione del suo villaggio operaio industriale, che sembra essere qualcosa di unico al mondo.

In effetti bastano quattro passi per le strade del piccolo centro per rendersi conto che abitazioni del genere non si vedono tutti i giorni.

Gli industriali Crespi diedero corpo a un ambizioso progetto che puntava a far sorgere attorno agli stabilimenti le case per gli operai e per le loro famiglie e, non distante, le ville dei dirigenti. Questi edifici, spesso dipinti in tinta pastello e – nel caso delle ville – con forme architettoniche tutt’altro che comuni, sono ancora lì da ammirare. La maggior parte di esse è tutt’ora abitata e quindi in ottimo stato di conservazione.

Nel villaggio c’erano anche una scuola, un ospedale, un campo sportivo,un teatro, un stazione dei pompieri e di altre strutture comuni. Oggi sono quasi tutte in disuso ma ancora perfettamente riconoscibili.

Altri due luoghi d’interesse sono la chiesa – che a quanto pare è la riduzione in scala del Santuario di Santa Maria di Piazza di Busto Arsizio – e il cimitero. Quest’ultimo sorge alla fine di un viale alberato che conduce fuori dal centro abitato. Il camposanto ha un aspetto davvero inquietante con il grande famedio della famiglia Crespi che ne domina lo sfondo e una miriade di tomba bianche di bambini che costellano il suo prato. Visitarlo in una giornata autunnale o nel grigio dell’inverno è un’esperienza da brividi.

Nel complesso Crespi d’Adda è una meta per cultori di atmosfere. Se vi piace il fascino antico con un tocco di decadenza non mancate di inserirlo tra le vostre prossime tappe.

Marco Ragni

3 gennaio 2013

Voto: 7,5

Positivo: atmosfera pittoresca e antica unica nel suo genere

Negativo: un patrimonio protetto dall’Unesco andrebbe promosso e valorizzato molto meglio

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