Al Teatro Fraschini di Pavia l’appeal del piccolo schermo paga eccome. Due star televisive del calibro di Gabriella Pession e Lino Guanciale, insieme in scena per interpretare After Miss Julie di Patrick Marber, sono un richiamo irresistibile, da tutto esaurito

Lo spettacolo è una trasposizione moderna, de La signorina Julie, grande classico scritto da Strindberg sul finire del XIX° secolo. Anche in questo caso, come nell’originale, viene mantenuto un unico atto che qui si svolge tutto nella cucina di una tenuta nobiliare, all’indomani della Liberazione. A Gabriella Pession e Lino Guanciale tocca calarsi nei panni di Giulia e Gianni, due vertici del triangolo amoroso che si completa con la cuoca Cristina (Roberta Lidia De Stefano).

Il regista Giampiero Solari punta tutto sulle forti – ancorché incoerenti – caratterizzazioni dei personaggi, che servono da innesco ad un duello dialettico tra la viziata e fragile Giulia e il fascinoso Gianni. È senz’altro un ottimo pretesto per chiamare in causa sentimenti, conflitti di classe e norme sociali, non fosse che, da metà spettacolo in poi, emerge una sensazione di confusa ridondanza dei dialoghi, nel continuo contraddirsi dei due amanti che si affrontano in modo sempre più violento, culminante in un finale che si smorza amaro dopo gli ultimi rantoli rabbiosi.

Lo spazio chiuso del seminterrato rende bene l’idea di una gabbia sociale dalla quale non si può (o non si vuole) fuggire e il dibattersi sempre più isterico dei due protagonisti trova una sua similitudine nell’uccellino esotico che Giulia vorrebbe portare con sé nella sua improbabile fuga.

Da questo punto di vista sia la Pession che Guanciale sono calati nei rispettivi personaggi e alternano per oltre un ora tenerezza e ferocia, ambizioni e rigurgiti di umiliazione, creando una sensazione confusa che è legittimo non apprezzare. Va detto che lo spettacolo, durando 1 ora e 40 minuti, rientra in tempi perfettamente televisivi e quindi, forse anche per questo, incassa apprezzamento e applausi da gran parte del pubblico in sala. Missione compiuta, allora… almeno in parte.

Marco Ragni