Spettacolo visto a Teatro Fraschini di Pavia, venerdì 7 marzo 2014

Alchemy 133

Alchemy, il nuovo spettacolo dei Momix, è una sorta di fuoco d’artificio: un gioco astratto di lampi e colori animato da bravi ballerini che smaterializzano la loro fisicità per diventare pura illusione.

Il marchio della compagnia guidata da Moses Pendleton è del resto ben noto: un sapiente uso delle luci, dei riflessi e dei costumi di scena per creare nuovi modelli estetici, ridefinire gli spazi e soprattutto ipnotizzare gli spettatori.

Il tema dichiarato di Alchemy è quello degli elementi ma questo ha un’importanza marginale. Terra, aria, acqua e fuoco che si mischiano a elettricità e metalli sono solo un pretesto per strabiliare, incantare con furbizia e abilità circense.

I contenuti si intravedono ma potrebbero anche non esserci, perché la volontà dei Momix è più quella di stupire che di raccontare e ogni allegoria vera o presunta è subordinata all’effetto emotivo che può creare nel pubblico.

Si ha così l’impressione di assistere a un immenso gioco di prestigio dove la tecnica perfetta delle luci fa la parte del leone, nascondendo i trucchi e mostrando magia a chi vuole crederci.

La musica – in secondo piano rispetto alla giostra visiva – presenta una miscela di brani new age, etnici e rock e contribuisce a completare la fascinazione.

Un ora e mezza di fantasie intangibili e seducenti intrattengono così il pubblico, mettendo sul palco un mix di talento e scaltrezza estetica. Alla fine arrivano gli applausi e un po’ ci si chiede quanti siano per la suggestione e quanti invece per l’arte vera e propria.

Voto: 6,5

Positivo: un tripudio visivo

Negativo: più apparenza che sostanza

 

Marco Ragni

10 marzo 2014