In cerca di ricordi tra le strade di Buenos Aires

Almagro è per eccellenza il mio quartiere storico. Sebbene mia madre fosse una mezza nomade che ogni due per tre cercava un’altra sistemazione, prima o poi si tornava nella via Humahuaca, all’incrocio con la via Pringles. Lì, in un appartamento, abitava mia nonna che ci riaccoglieva ogni volta.
È il classico quartiere residenziale del ceto medio. Senza pretese e senza particolari meraviglie, ma comunque il barrio dove sono cresciuta e dove ho la maggior parte dei ricordi d’infanzia.
Appena arrivati a Buenos Aires è stato dunque il primo posto che ho voluto visitare, così abbiamo preso un colectivo (bus) che ci ha lasciati ad un isolato dal mio vecchio palazzo.
Titubante e spinta dal mio fidanzato, ho chiesto ad una signora che usciva se poteva lasciarmi entrare per rivedere il terrazzo, dove da piccola giocavo con mia sorella Paola.
Che emozione vedere, per nulla cambiato dopo 22 anni, quello spiazzo di piastrelle color mattone al settimo piano. Appese qua e là c’erano le lenzuola dei condomini e parevano le stesse che usavamo Paola e io per nasconderci quando giocavamo, senza pensare minimamente al rischio di sporcarle.
Insomma, il mio tuffo nel passato ere cominciato, in quel palazzo in via Humahuaca.
Una volta fuori, era ora di cercare il Parco Centenario, dove ero solita giocare ore e ore tra altalene e scivoli, o magari in riva al laghetto, inseguendo anatre e piccioni.
Ricordavo perfettamente la strada, come se ci fosse quella piccola me dodicenne a prendermi per mano.
Arrivati al Parco Cenetenario abbiamo fatto un giretto per scoprire che le giostre erano cambiate, ma comunque simili. Il prato era ben tenuto, le piante curate e che tutto pareva solo un po’ più… piccolo!
Ovviamente il Parco era lo stesso ed ero io ad essere cresciuta…nonostante non possa certo definirmi una spilungona dall’alto del mio metro e 58 centimetri.
Ad ogni modo il cambiamento di proporzioni è bastato a farmi fantasticare tra me e me su come si doveva essere sentita Alice con i suoi “mangiami” e “bevimi”…
In riva al laghetto c’era una statua di marmo piuttosto mal messa, che non era migliorata negli ultimi due decenni.
Non so ancora oggi cosa voglia raffigurare di preciso, ma tra le sue figure marmoree spuntano dei buoi su cui da piccina amavo arrampicarmi.

Come resistere da grande? Che esperienza risentire il duro marmo, dopo due decenni, sotto il sedere e scoprire, ancora una volta sorpresa, che, nonostante raffigurassero dei buoi, le statue erano tutt’altro che morbide!
Come avrebbe voluto la mia piccola me, abbiamo pranzato con un “panchito”, vale a dire un hotdog preso da un venditore ambulante. Poi ci siamo ridiretti verso l’avenida Corrientes, una grossa strada caotica che è l’arteria principale di Almagro.
Dopo aver visitato le mie vecchie scuole e il mercato dei fiori abbiamo fatto l’ultima tappa in Plaza de Almagro, un piccolo isolato verde adatto alle nonne e nipotini, dove da piccina andavo con la mia “abuelita” (nonnina).
Carica di emozioni arrivate direttamente da un’infanzia sepolta, mi sentivo già come se non avessi mai abbandonato la mia Buenos Aires, il mio barrio ed i fiori lilla dei suoi jacarandà.
Tutto era più o meno li dove l’avevo lasciato. Almagro non aveva mai smesso di essere mio.

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Voto: 10
Positivo: Rivedere i fiori ed i frutti dei jacarandà, alberi bellissimi che a novembre si caricano di lilla e che, alla prima folata di vento, creano ai loro piedi un tappeto dall’aspetto onirico.
Negativo: probabilmente per motivi di sicurezza, il Parco Centenario si presentava circondato da una cancellata metallica, mi dava l’idea di essere in gabbia.

Nel video, una canzone di Maria Elena Walsh che parla dei jacarandà.

Maia Fiorelli

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