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C’era una volta… Quante volte da piccoli abbiamo sentito questo incipit dalla mamma o dalla nonna, accucciati a letto prima di dormire. E quante volte seguiva la storia di una bambina e poi saltava fuori che era la piccola Cappuccetto Rosso, che da generazioni si inoltra nel bosco sul sentiero che porta alla casa della nonna e viene divorata dal lupo.

Prima che mi accusiate di fare spoiler avviso fin da subito, per chi volesse continuare a leggere, che svelerò altri punti cruciali della trama.

Sono sempre stata una pignola e da piccina ero una piccola pignola. Per questo la storia del lupo che si mangiava la nonna in un sol boccone, che non veniva riconosciuto da Cappuccetto e che divorava pure lei (sempre in un sol boccone) non mi convinceva quasi per nulla. Men che meno la parte in cui il lupo, aperto e ricucito, che se ne andava via con la pancia piena di sassi. No! ma dico! Come li digeriva i sassi?

Massimiliano Frezzato ci propone una bella versione, commentata in modo divertente, della storia di una delle bambine più famose del mondo. La trama è quella che conosciamo tutti, ma nel volumetto edito da Lavieri viene posto l’accento su qualche stranezza narrativa, il tutto con una certa ironia che non guasta e ci strappa un sorriso. Tanto per incominciare, per esempio, l’autore ci svela che il nome della bambina era Matilda. D’altronde chi avrebbe chiamato la propria figlia Cappuccetto Rosso? Un pizzico di cinismo ma non troppo, che pur sempre di una fiaba si tratta.

Il punto forte del piccolo libricino sono però le illustrazioni dove l’artista torinese si esprime in pieno. Ogni disegno è una piccola opera d’arte, apprezzabile ad ogni età, in cui il lettore si perde in un mondo dal tratto gentile e divertente. Certamente una Cappuccetto mai vista.

Quando ero piccola, stufa di sentire gli adulti raccontare fesserie, avevo fatto una versione tutta mia di Cappuccetto, dove il lupo si mangiava nonna e bimba e veniva ucciso, ma entrambe erano masticate e irrecuperabili, quindi la mamma aveva avuto altri figli e figlie, ma nessuno era come Cappuccetto Rosso. Anche la versione di Frezzato però non è male come alternativa.

Non mi rimane quindi che augurarvi buona lettura.

Maia Fiorelli

23 maggio 2015