Originale spettacolo-tributo al grande giornalista sportivo

Per ricordare “Gioann Brera”, nell’omonimo spettacolo andato in scena ieri sera, il palco del Fraschini di Pavia è diventato un locale. Non certo uno di quei posti di lusso che si trovano nelle grandi città, ma un bar da paese, di quelli che piacevano al giornalista sportivo. Quei posti dove i vecchietti giocano a carte e dove si va a vedere la partita in compagnia, per intendersi.

Non era tanto la scenografia a raccontare l’ambientazione – un tavolo laterale con qualche bottiglia non sarebbe bastato a rendere l’atmosfera – quanto gli attori/avventori, un quartetto d’eccezione capitanato da Bebo Storti e completato da Sabina Negri – che dello spettacolo è anche autrice – e dai musicisti Luca Garlaschelli e Simone Spreafico.

Per quegli spettatori abituati a forme teatrali più classiche, o comunque impeccabilmente organizzate, sarà stata una strana esperienza assistere alla performace di Bebo Storti e soci.

Lo show era infatti pensato per avere l’aspetto di una chiacchierata tra amici, dove l’improvvisazione e le imperfezioni trovavano i loro spazi. Di tanto in tanto – con una certa frequenza a dire il vero – il pubblico stesso veniva chiamato in causa dal protagonista, un Bebo Storti diviso tra la sua identità e quella di Brera, preso in mezzo in un gioco di specchi dove le esperienze di uno sfumavano in quelle dell’altro.

Così, con un’andatura piacevolmente disordinata, lo spettacolo ha attraversato i decenni, dall’infanzia del Gioann, nel piccolo paese di San Zenone Po, alla sua esplosiva ascesa nel mondo del giornalismo. Una cronaca intermittente, contaminata da spicchi di vita vissuta dello stesso Bebo e da tante battute “da bar”, apparentemente scollegate dalla trama principale.

Le leggenda del Grande Torino e delle gesta di Coppi, i soprannomi ai calciatori e le storie di vita quotidiana, tutto finiva mischiato a frasi scherzose e a momenti musicali estemporanei, come quelli che possono saltar fuori in una serata tra amici quanto, tra un racconto e l’altro, qualcuno prende in mano la chitarra.

Uno show colto e popolare che nel suo spirito fuori dal comune ha cercato di inquadrare quell’anima complessa che era Brera, fantasioso e ruspante figlio del Po. Un obiettivo ambizioso, che almeno in parte è stato raggiunto.

Marco Ragni

21 dicembre 2012

Voto: 6,5

Positivo: piacevole e originale tributo a Gianni Brera

Negativo: la sensazione di improvvisazione è stata troppo frequente

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