Le storie di Rio de Janeiro attraverso una lente italiana

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Il Brasile non è solo la culla del Carnevale di Rio e della nazionale di calcio più titolata al mondo.

Sotto la buccia variopinta del Paese si agitano storie di ordinaria follia, di miseria, di violenza ma anche di speranza e perfino di umorismo.

Ce le narra in un libro Attilio Caselli, che nel volume di racconti intitolato “Brace”, pubblicato dall’editore Fazi, ha ritagliato una facciata meno nota, ma assolutamente tangibile, dello stato sudamericano.

Scenografo prestato alla carta stampata, lo scrittore vive da anni nella metropoli carioca e può dunque vantarne una conoscenza approfondita.

Il particolare punto di vista di italiano “trapiantato” a Rio de Janeiro offre una prospettiva privilegiata che consente di dar vita a storie del tutto originali, lontane come ambientazione ma vicine come stile di narrazione.

I sei racconti del volume sono tutti perfettamente godibili individualmente ma si sfiorano fra di loro in alcuni punti chiave, dando credibilità al mondo brulicante di una città dove le anime si intrecciano senza incontrarsi mai davvero.

A pensarci bene l’esperienza cinematografica dello scrittore si vede in più punti, dalla scelta delle situazioni coincidenti che si verificano nei diversi “episodi” alla caratterizzazione di alcuni personaggi, per molti versi vicina a quella della commedia all’italiana.

La scrittura è brillante e scorre veloce, attingendo allo slang locale per meglio rendere l’immedesimazione. Per supportare questo interessante escamotage linguistico in fondo al libro è stato anche inserito un glossario che vi permetterà di decifrare senza difficoltà i termini meno comprensibili.

Marco Ragni

24 ottobre 2012

 

Voto: 7

Positivo: Brillante e originale, un “Decamerone” sudamericano

Negativo: Qualche volta un po’ eccessivo

 

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