Viaggio nelle curiosità nascoste tra le mura di casa

Del prolifico e divertente Bill Bryson molti lettori conosceranno classici come ‘Una passeggiata nei boschi’ o ‘Breve storia di quasi tutto’, narrazioni ricercate e curiose, prevalentemente di viaggio. Anche ‘Breve storia della vita privata’ (edito da Guanda), tutto sommato, non si discosta dal genere.
Il percorso comincia con l’acquisto dello scrittore di una casa del 1851, situata in un villaggio inglese, edificata in stile vittoriano e nata come canonica del pastore locale. Le molte stanze garantiscono numerose opportunità di esplorazione del mondo attraverso il tempo, e diventano il punto di partenza di un interessante viaggio. Oltre all’osservazione di alcune camere comuni nel 19° secolo (retrocucina, dispensa e passaggio, oggi presenti solo in grandi case di attrazione turistica), in bagno si attraversa l’evoluzione dell’igiene, la stanza da letto stimola digressioni su sesso, sonno e morte, mentre in cucina ci si avventura in ciò che riguarda la preparazione del cibo e il nutrimento.

Bryson decide di prendere questa dimora come campione emblematico della propria esplorazione. L’abitazione diventa così l’idea del vivere comune, partendo dal presupposto basilare che la storia è costituita per lo più da “masse di persone che fanno cose ordinarie”, dove il termine onnicomprensivo “persone” include chiunque, re o regine, contadini, inventori, presidenti o costruttori di un sistema fognario.

Gli oggetti e la planimetria domestici, considerati per abitudine una presenza scontata, racchiudono in effetti, dalle loro origini in poi, secoli di avvenimenti, a volte casuali, ma sempre conseguenti ad eventi storici, politici e sociali. Questo libro è frutto di una quantità prodigiosa di ricerche, dall’architettura all’energia elettrica, dalla conservazione degli alimenti alle epidemie, dal commercio delle spezie alla Torre Eiffel; creazioni apparentemente insignificanti si scoprono provenire da idee straordinarie di menti spesso eccentriche, sicuramente brillanti.

Ogni nuovo oggetto porta ad una nuova fascia di connessioni: l’illuminazione produce una sezione sulla caccia alle balene (il cui olio era essenziale per le lucerne), che sfocia poi nella considerazione che aprire la porta di un frigorifero crea più luce di quanto potesse produrre una casa durante l’intero 18° secolo; discorrendo di moda si scopre, invece, che la stringa è “l’arma che ha permesso alla razza umana di conquistare la Terra“.
Bryson, seguendo ciò che colpisce la sua attenzione, passa agilmente da un argomento ad un altro.

Si comincia con la lista di ‘vicari interessanti’, tra cui il reverendo Jack Russell (che, non inaspettatamente, ha allevato e battezzato col proprio nome l’omonimo cane) autore del primo dizionario di lingua islandese, oltre che pioniere della mongolfiera ad aria calda.

Seguono escursioni nella scienza, nella pervasività della pseudoscienza e della ciarlataneria dei secoli 18 e 19. Incredibile ma vero, Charles Darwin usava drappeggiarsi con catene di zinco elettrificate, cospargersi il corpo con l’aceto e subire ore di inutile formicolio, nella speranza di ottenere il miglioramento di una condizione misteriosa che lo ha lasciato “cronicamente letargico”(cosa avrebbe potuto compiere se fosse stato pieno di energia per tutto il tempo!). La medicina convenzionale era tutt’altro che accurata fino a poco tempo fa; i trattamenti con sostanze tossiche (mercurio e arsenico) erano comuni, tanto quanto l’intenzionale ignoranza del corpo femminile e il fiorire, invece, di invenzioni di “inutile disagio”, come il corsetto.
Si parla dell’avversione cristiana per l’igiene del corpo e le sue conseguenze, della storia di uomini che hanno attraversato il mondo per trovare un modo migliore di fare il tè o il cemento. Si apprende che il momento più buio dell’America non è stato la guerra civile, né il bombardamento di Pearl Harbor o il crollo delle Torri Gemelle, quanto uno sproporzionato sciame di locuste nel 1873.

Si incontrano convinzioni stravaganti, l’idea, ad esempio, che la patata fosse un alimento del male perché non menzionato nella Bibbia, e il fatto che il critico d’arte John Ruskin non abbia consumato il suo matrimonio perché scioccato dallo scoprire che le donne avevano peli pubici. Risulta una rivelazione che la regina Vittoria sia stata la più grande ‘signora della droga’ della storia.

L’etimologia è un altro dei molti interessi che Bryson condivide con il lettore. Il termine ‘comfort’, nel senso del vivere in comodità, è stato coniato per la prima volta nel 1770 dallo scrittore Horace Walpole, in una lettera ad un amico. Fino ad allora ‘conforto’ indicava un aiuto dato ai feriti o a chi era in difficoltà, non il ‘confortevole’ di cui disponevano, non solo in casa, i ricchi. Ed è davvero sorprendente il tempo impiegato da noi esseri umani per metterci a nostro agio; pur essendo lecito pensare che si tenda, naturalmente e velocemente, alla comodità, per la maggior parte della storia, in realtà, gran parte delle persone, benestanti inclusi, ha vissuto in condizioni di freddo, umidità e cattiva illuminazione.

Questo tomo gioviale, più che una storia completa della vita privata, andrebbe considerato una serie di saggi divertenti aventi la casa come denominatore comune. Lo scrittore infatti, con sobrio umorismo, accompagna il lettore in un tour molto personale, modulato dalle scoperte derivanti dai suoi eclettici interessi e sicuramente istruttivo.

Mila Baiguera

12 dicembre 2012

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