Spettacolo visto al Teatro Fraschini di Pavia, sabato 25 marzo 2017

Incisivo, spietato e terribilmente divertente, Come ne venimmo fuori, il nuovo monologo di Sabina Guzzanti, non risparmia niente e nessuno. Proiettata in un futuro imprecisato, l’attrice veste ruolo di una cittadina scelta per tenere l’annuale discorso celebrativo della fine del “Secolo di Merda”, periodo ipoteticamente compreso tra il 1989 e il 2041.
Dal suo presente armonico e civile, l’alter ego della Guzzanti analizza con esilarante stupore vizi e paradossi dei “merdolani”, abitanti di questa nostra epoca, sprofondati nella realtà virtuale del Web e in preda a un insensato delirio consumistico.
Come farebbe un’archeologa, il personaggio della Guzzanti si affida a fonti (fintamente) imprecise e le usa per analizzare atteggiamenti precisissimi, dalla dipendenza da Facebook (che nello spettacolo diventa EffeB) all’infatuazione per i programmi più demenziali.
La sua divertente invettiva non lascia scampo e punta il dito contro il neoliberismo sfrenato, la corruzione politica, la mafia e tutte le brutture che caratterizzano il nostro tempo. Lungo la strada l’attrice non rinuncia a mettere in gioco le sue ben note doti di imitatrice, calandosi nella parte di politici e personaggi dello show bussines, tutti protagonisti attivi di questo passato-presente scatologico.
Pur trattandosi di uno spettacolo comico, quindi costretto a mantenere una certa superficialità su temi importanti e perfino drammatici, il monologo della Guzzanti si offre come valido spunto per qualche riflessione certamente utile. Magari pensandoci un po’ di più usciremo dal pantano prima del 2041…

Marco Ragni