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La versione di Comedians firmata e diretta da Renato Sarti riprende l’originale di Trevor Griffiths del 1975 e lo vira al femminile.

La trama è quasi la stessa: un gruppo di comici (qui comiche) dilettanti si trova a dover sostenere, alla fine di un corso, un’importante audizione che potrebbe darne il là alla carriera. Peccato che la persona scelta per valutare i talenti emergenti sia una vecchia conoscenza della loro insegnante, per la precisione una rivale di successo in totale disaccordo con i capisaldi della comicità abbracciati dalla loro mentore.

Margherita Antonelli, Alessandra Faiella, Rita Peluso e Claudia Penoni vestono i panni che nella versione italiana degli anni ’80 furono di Paolo Rossi, Claudio Bisio, Silvio Orlando, Antonio Catania, Bebo Storti, Gino e Michele.

Il primo atto è tutto un “dietro le quinte” con le quattro donne che, giunte alla fine del loro percorso alla scuola serale per comici, attendono di sottoporsi alla spietata esaminatrice.

Il dilemma che aleggia tra una battuta e l’altra è amletico: meglio restare fedeli alla propria arte e rischiare di rimanere dei talentuosi sconosciuti o tradirne le basi per andare incontro a un successo facile?

Per ottenere una risposta, almeno parziale, bisogna attendere il secondo atto, quando gli spettatori partecipano indirettamente allo spettacolo perché l’azione si sposta sulle scene vere e proprie, a imitare una serata di cabaret stile Zelig.

Quattro monologhi distinti sono così dati in pasto al pubblico del Teatro Fraschini e i nodi vengono al pettine, con tutti gli opportunismi e le furberie del caso. Un tradimento scontato e forse perdonabile promuove due elementi su quattro al livello (non proprio eccelso) di comico adatto alla TV.

Al di là dell’umorismo più o meno facile che caratterizza le due ore di Comedians, la parte più interessante di tutto lo spettacolo è proprio questa interazione indiretta col pubblico.

È presto evidente, infatti, che sono i veri spettatori ad essere chiamati a scegliere di diventare o meno quei “distributori automatici di risate” disprezzati ma accontentati dalla cinica talent scout. E l’inevitabile riflessione innescata da questa aderenza tra palco e realtà basta da sola a rendere lo spettacolo degno di essere visto e apprezzato fino in fondo. Voi da che parte eravate?

Marco Ragni
31 gennaio 2015