Gene Gnocchi

Spettacolo visto al Teatro Carbonetti di Broni, venerdì 19 dicembre 2014

Già di suo la società italiana del nostro presente oscilla tra l’assurdo e il tragicomico. Se poi ce la descrive Gene Gnocchi, con la sua comicità che va a braccetto col surreale, il materiale per intrattenere il pubblico non manca di certo.

Sul palco del Teatro Carbonetti di Broni, il nostro one man show tiene banco per un’ora e mezza con simpatia e disinvoltura, lanciando a briglia sciolta la sua flemmatica verve che ne è ormai il marchio di fabbrica.

Uno spettacolo, scritto da Francesco Freyrie ed Eugenio Ghiozzi con la collaborazione di Ugo Cornia, che alterna monologhi e altre gag, lasciando spazio anche a momenti musicali dove Gene può mettere in mostra un talento canoro tutt’altro che trascurabile.

Si ride su argomenti seri come la Crisi economica, il degrado della classe politica (il titolo è evidentemente inspirato al “Caso Scajola”) e il precariato lavorativo. È proprio quest’ultimo tema a dare al comico il pretesto per iniziare, perché fingersi un cabartettista semi-disoccupato, costretto a fare la spola tra feste di paese e convegni aziendali, è un buon modo per prendere di petto la situazione e per giocare a sdrammatizzarla.

Senza pretese di fare arte, Gnocchi offre 90 minuti di divertimento, interagisce coi presenti e si permette perfino una passeggiata tra il pubblico, con tanto di sbaciucchiamenti regalati ad esterrefatti “fortunati” pescati in platea. Tutte cose che non guastano perché in fondo una ventata di leggerezza è proprio quel che serve per dimenticare le brutture quotidiane. Almeno per un po’.

Marco Ragni

22 dicembre 2014