Vita quotidiana ai tempi del Vietnam

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6417933709_a45c8f9357_zA volte non è interessante solo il libro che si decide di leggere, ma anche il modo in cui questo ci capita tra le mani. Da poco frequento un cinema di quelli di una volta, con una sola sala grossa e spazio per i cineforum. Ma non siamo qui a parlar di film, bensì di libri, infatti nella hall di questo cinema si trova una biblioteca aperta al bookcrossing. È proprio lì che l’ho provato per la prima volta.

La maggior parte di voi avrà già sentito parlare di questa pratica, ma se così non fosse eccovi una breve spiegazione: trattasi di uno scambio di libri. Prendi un volume dalla raccolta che, a seconda del punto di scambio, può essere più o meno vasta e in cambio ne lasci uno da far leggere a qualcun altro che, come te, capitava da quelle parti.

Siccome io non mi affeziono alle cose mi è subito sembrato un buon modo per far girare le storie con poco ingombro. La gestione, affidata all’onestà e al buon senso, è molto più easy rispetto ad una biblioteca.

Detto questo vi parlerò finalmente di Cuori in Atlantide, un libro di Stephen King uscito nel 2000 per Sperling & Kupfer eimages diviso in cinque racconti legati fra loro da un filo cronologico. L’autore parte dal 1960 e ci presenta alcuni protagonisti da ragazzini, seguono poi le storie degli adolescenti nel pieno della guerra in Vietnam e quindi dei sopravvissuti.

Il dramma traspare a trecentosessanta gradi. I soldati, i pacifisti, gli eroi, i sopravvissuti, chi vi ha partecipato e chi l’ha scampata, sono tutti vittime di un evento che non lascia premi, ma solo l’amaro in bocca dell’incomprensione della violenza. La guerra riduce l’uomo a sopravvivere in preda alla paura e giustifica la lotta armata per la pace. Così qualcuno muore per sbaglio e qualcuno dovrà espiare le proprie colpe per tutta la vita.

E poi c’è il resto: l’amore, la scuola, la famiglia, il lavoro, il vizio. Come cambia la visione della naturalità di certi eventi quando si muore oltreoceano? Quando andar male negli studi può voler dire partire come soldati? Quando si mescolano i sentimenti degli abusi subiti o di piccoli eroismi della quotidianità con una realtà che appare tanto eccessiva da giustificare ogni reazione?

È un testo pieno di spunti di riflessione su come ci si possa perdere la vita nel tentativo di darle un senso, quando la violenza ci assorda l’anima con un ricordo terribile e ridondante nel cervello.

La narrazione è quella che acchiappa il lettore, tipica di King, Spinge a leggere sempre un’altra pagina, un pò per la curiosità e un pò per la suspence.

Fastidioso invece, secondo me, l’accenno alla saga della Torre Nera, che rimane incomprensibile per chi non abbia letto la collana. Forse sarebbe stato più corretto farlo presente al lettore direttamente sulla copertina.

 

Maia Fiorelli

4 settembre 2013