Un capolavoro del realismo magico

La premessa vede la riesumazione di un piccolo cadavere, ossicina da bambina consumate dal tempo ma accompagnate da una lunghissima chioma rossa. Capelli cresciuti che non volevano lasciare la vita, che non volevano essere tagliati.

Il piccolo romanzo dell’autore sudamericano, scritto nel 1994 e pubblicato da Mondadori, è un testo che parla di amore, di debolezza della carne e di spiriti inquieti. È una storia di menti corrotte dai sensi e scelte di vita forzate da usanze e costumi che si riversano fameliche sulla piccola Sierva Marìa, la bambina cresciuta dagli schiavi perchè odiata e temuta dai i genitori.

La bimba, colpevole di non aver regole “bianche” e di saper parlare lingue africane, si comporta come un animaletto agli occhi di una madre che le attacca dei campanelli addosso per sentirla arrivare. Pur disabituata, cerca però l’amore e la protezione, ma per amore e protezione suo padre la rinchiude in un monastero di clausura per cacciar via dal suo corpo il demonio.

Quando gli adulti si specchiano nei silenzi accusatori di Sierva Marìa, lei rivela con violenza la loro corruzione, ma viene additata come indiavolata ammaliatrice.

E che fosse il diavolo o meno, sarà lei a pagare per l’abbaglio d’amore del prete Cayetano Delaura, pupillo del vescovo Don Toribio.

L’amore struggente e possessivo di lui e la ricerca di protezione e sentimenti sinceri di lei non bastano a liberare la ragazzina. Se la colpa del peccato non fosse del demonio andrebbe ricercata nel cuore “candido” dei cristiani.

Maia Fiorelli

19 aprile 2013

 

Voto 9

Positivo: lo scrittore fa una attenta osservazione della debolezza umana

Negativo: l’episodio della compravendita della bellissima schiava, pur ripreso in seguito, pare fine a se stesso.