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Spettacolo visto al Teatro Carbonetti di Broni, venerdì 23 gennaio 2015

Lo straordinario romanzo di Kressmann Taylor, Destinatario Sconosciuto, meritava una versione teatrale all’altezza. Quella diretta da Paolo Zenoni, andata in scena poche sere fa al Teatro Carbonetti di Broni, supera le aspettative e celebra (in anticipo) il Giorno della Memoria, regalando agli spettatori uno scorcio inedito e di grande drammaticità sulla tragedia che ha travolto l’Europa a metà del secolo scorso.

Pubblicato nel 1938 negli Stati Uniti,il libro racconta il rapporto epistolare tra due soci, Martin Schulse, tedesco, e di Max Eisenstein, ebreo americano. Amici e fondatori di una galleria d’arte in California, i due uomini si sono recentemente separati perché il primo ha fatto ritorno al Paese natale. Ma l’allontanamento non ha rotto il sodalizio affettivo e affaristico.

Ad avvelenare irrimediabilmente il rapporto è l’ascesa del nazismo e l’infatuazione di Schulse per Hitler e la sua perversa ideologia. Lettera dopo lettera la frattura nel rapporto epistolare – e conseguentemente in quello di amicizia – di Martin e Max si fa insanabile e tocca l’apice quando il tedesco rifiuta di aiutare la sorella di Eisenstein, Griselle, che si trova in Germania, a scampare alle violenze antisemite.

Nella sua versione teatrale Zenoni assegna a Claudio Ridolfo e Roberto Sbaratto il ruolo dei due amici. Il palco è diviso a metà e mette in scena gli uffici dei due soci che, sebbene distanti, sono uniti dalla catena di parole di una fitta corrispondenza intercontinentale. Il rapporto epistolare è giocato su letture sceniche intermittenti con Ridolfo e Sbaratto che scrivono e leggono ad altra voce i contenuti delle missive che si scambiano.

Dapprima lento, il ritmo sale e aumenta di tensione, toccando l’apice nel ribaltamento di ruoli tra vittima (Eisenstein) e carnefice (Schulse).

In particolare è Sbaratto a emergere sulla scena, riuscendo a caricare il personaggio di Max di una grande espressività che spicca particolarmente quando l’ebreo orchestra la sua dolente vendetta ai danni dell’ex amico. Il finale è un pugno nello stomaco che chiude il cerchio ricongiungendosi con il titolo del libro. Poi la parola è lasciata agli applausi.

Marco Ragni

27 gennaio 2015