Spettacolo visto a Teatro Fraschini di Pavia, venerdì 21 febbraio 2020

Don Chisciotte è l’idealismo visionario, l’agire oltre l’inconcepibile, la folle rincorsa dei sogni più sfrenati. C’è molto nel personaggio creato da Cervantes che affascina ancora oggi, a più di quattro secoli di distanza dalla prima pubblicazione dell’opera.

È interessante quindi scoprirne le diverse declinazioni, dato che il Cavaliere dalla Trista Figura ha ispirato ogni campo della cultura e dell’arte, dalla musica al cinema, passando naturalmente per i numerosi allestimenti teatrali.

L’adattamento prodotto da Nuovo Teatro con Fondazione Teatro della Toscana, vede Alessio Boni nel triplo ruolo di protagonista (a fianco di Serra Yilmaz), di regista (con Roberto Aldorasi e Marcello Prayer) e di drammaturgo (con Roberto Aldorasi, Marcello Prayer e Francesco Niccolini) e calca il sentiero della smitizzazione del mondo cavalleresco, puntando su una forte vena comica e sull’immaginifico potere del teatro.

Difficile trovare una coppia più adatta per dare vita al cavaliere errante e al suo scudiero. Splendidamente calati nella parte, sia per fisicità che per interpretazione, i due sono validamente affiancati dal resto degli attori, impiegati in ruoli diversi ma sempre funzionali a una narrazione che, benché eterogenea, non perde mai la sua coesione.

Lo spettacolo è incastonato in una scenografia di prim’ordine, che ha la sua punta di diamante nella meravigliosa figura di Ronzinante. Il fido cavallo dell’hidalgo è qui reso da un realistico manichino animato da Nicolò Diana che, nascosto al suo interno, riesce a conferire all’animale delle espressioni molto efficaci, con movimenti del muso, delle orecchie e della coda, arrivando fino a simularne il respiro e il nitrito.

Non meno riuscito è l’asinello di Sancho Panza, realizzato con una specie di struttura a ciambella dall’aspetto di un ciuchino, che enfatizza l’effetto comico del fido compagno di Don Chisciotte.

Nel complesso, l’intero spettacolo gioca molto sull’umorismo, arrivano a contaminarsi con elementi dialettali di alcune regioni italiane. Risate che non distolgono però dalle tematiche di Cervantes, ben salde negli eroici fuori di Don Chischiotte.

Malgrado una leggera sensazione di ridondanza nell’ultima mezz’ora, lo spettacolo funziona e regge fino in fondo, coinvolgendo il pubblico in un finale aperto tutt’altro che prevedibile.

Marco Ragni