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Spettacolo visto al Teatro Fraschini di Pavia martedì 2 febbraio 2016

Il silenzio del titolo è quello della Mafia. È un silenzio greve, che nasconde e soffoca, lasciando impuniti i colpevoli e seppellendo le vittime nelle fosse comuni dell’omertà.

L’antidoto è trovare la forza e il coraggio di far sentire la propria voce, come suggerisce Liberi tutti. Lettera ad un ragazzo che non vuole morire di mafia di Pietro Grasso, libro da cui Sebastiano Lo Monaco prende spunto per il suo spettacolo teatrale.

La regia di Alessio Pizzech si cimenta nel non facile compito di comunicare la tensione di un dialogo tra un anziano magistrato, sua moglie e un giovane affiliato alle cosche.

È uno scontro tra due diverse realtà che risulta arduo da esprimere e comprendere e che infatti, nel le sue evoluzioni, risulta spesso confuso e disomogeneo. In più momenti i toni diventano rabbiosi, a enfatizzare la difficoltà di comunicare, di superare ostacoli che sono, prima di tutto, culturali e sociali. Ci sono grandi temi come l’assenza dello stato e il disagio di chi vive in certe realtà, questioni quasi impossibili da sintetizzare in un’ora e mezza di spettacolo e che, nei loro punti ciechi, lasciano trapelare solo un fulgido messaggio: vincere la paura.

“Non aver paura” è proprio l’insegnamento che lo “sbirro” prova a far passare, mentre tra parole urlate e non dette, sottolineate da accompagnamenti sonori che cercano il pathos, si delinea la fotografia sofferta e complessa del fenomeno mafioso nel nostro Paese.