“Ne oblio ne perdono” nel Tempio della Memoria

 Ci sono terribili verità che trovano nuove corrispondenze attraverso lo spazio e il tempo. Ti può capitare di pensarlo in una calda giornata del dicembre australe, quando visiti l’ESMA di Buenos Aires (Escuela de Mecánica de la Armada) già scuola per la formazione degli ufficiali della marina argentina, campo di detenzione e tortura sotto il regime di Videla e, oggi, luogo di Memoria e orrore.

Mentre la guida ti conduce attraverso gli spazi dell’enorme edificio, illustrandoti puntualmente ciò che è accaduto un tempo in quegli stessi posti, non ti deve stupire troppo se ti gira nella testa quell’incipit di Primo Levi che apre “Se questo è un uomo”.

Anche se Levi parla di altre atrocità, svoltesi in contesti diversi per epoca, spazio e proporzioni, non può non sembrarti che la riflessione si adatti anche a quel momento. La dignità umana non bada troppo a latitudini e calendari.

E se quel giorno hai anche la febbre e sei uno straccio dolorante, è quasi impossibile che tu non ti senta fortunato ad essere li per scelta e non su imposizione altrui, mentre ricordi quelle parole: “Voi che vivete sicuri, nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici: considerate se questo è un uomo”.

Il monito acquista nuovo significato levandosi dalla grande ombra nera chiamata Shoah. Ti sembra al suo posto anche in quelle sale.

Perché anche tra quei muri ci hanno rinchiuso uomini e donne, vite strappate via da giorni normali. Anche quello è il baratro di ogni identità.

E intanto la guida parla e racconta dell’Avenida de la Felicidad (il tratto che conduceva alle stanze delle torture, secondo l’umorismo dei carnefici) e dice di esistenze stuprate e senza più certezze, del terrore per i mali del corpo che spezzano meno di quelli inferti a mente e spirito. E dice dei voli della morte che cancellano per sempre l’esistenza delle persone, perché senza il corpo il passaggio stesso su questa terra appare negato.

Scomparendo non si è parte dei vivi e nemmeno dei morti. Si affonda nel limbo dei Desaparecidos, dove l’unico appiglio si chiama Memoria.

E allora “Considerate se questo è un uomo”. Consideralo, non chiudere gli occhi e ricorda. “Meditate che questo è stato”. Anche questo.

 

Marco Ragni

 31 luglio 2012

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