Quando:
2 marzo 2018@21:00–23:00
2018-03-02T21:00:00+01:00
2018-03-02T23:00:00+01:00
Dove:
Teatro Fraschini di Pavia
Contatto:
Teatro Fraschini

Tre grandi attori affrontano un testo che sta facendo sold out in tutta Italia: Umberto Orsini, Giuliana Lojodice e Massimo Popolizio al Teatro Fraschini dal 2 al 4 marzo.

Lo spettacolo teatrale ha una nuova “vita”: dopo diciotto stagioni dalla prima versione per l’Italia la Compagnia di Umberto Orsini la ripropone con gli stessi interpreti “originali”. Umberto Orsini, Massimo Popolizio e Giuliana Lojodice tornano ad interpretare i protagonisti di Copenaghen.

Michael Frayn, scrittore inglese – autore di romanzi, commedie, tra gli altri del celebre testo teatrale Rumori fuori scena (1977) – predilige temi che abbiano al centro all’isolamento e all’annientamento dell’umanità, le aberazioni del vivere e le crisi soprattutto nel rapporto tra scoperte tecnologiche e società.

Frayn in Copenaghen (1998) affronta un tema spinoso, ovvero il rapporto, cruciale nella seconda guerra mondiale, tra scienza e politica. Lo fa partendo da un episodio che non ha mai trovato una spiegazione: il repentino e furioso allontanamento tra due scienziati fisici nucleari, maestro (Niels Bohr) e allievo (Werner Heisenberg).  Cosa era accaduto tra i due? Forse una accesa discussione nata da differenti punti di vista rispetto al rapporto tra nuove scoperte e Nazismo?

L’autore immagina un incontro tra i luminari in una dimensione atemporale- su questa faccenda accaduta molto tempo prima -che si trasforma in una dissertazione di valore universale sui dubbi morali riguardanti gli studi di fissione nucleare e le possibili catastrofiche applicazioni; un approfondimento che trasforma l’opera teatrale in termini più filosofici che scientifici.  A fare da moderatrice tra i due si pone Margrethe, la moglie di Bohr.  I tre personaggi del testo è come se fossero particelle di atomi che provano a dare un senso alle loro vite, vittime di quella indeterminazione caratteristica delle faccende umane: infatti Frayn sottolinea una corrispondenza tra il principio fisico di indeterminazione – teorizzato da Heisenberg e che sostiene l’impossibilità di comprendere con certezza tutto ciò che riguarda il comportamento di un oggetto fisico – e l’indeterminatezza del pensiero e del comportamento umano.

Il fatto storico si vela di mistero: nel settembre 1941 il fisico tedesco di origine ebrea Werner Heisenberg si recò a Copenaghen a colloquio con il suo maestro Niels Bohr. Questo accadde proprio mentre la capitale nordeuropea era occupata dai Nazisti e si stavano effettuando studi sulla costruzione della bomba atomica. La visita di Heisenberg mirava a convincere il maestro a passare dalla parte nazista? Oppure Werner voleva semplicemente avvertire l’altro scienziato che Hitler stava progettando la costruzione della bomba atomica? Voleva sabotare il Dittatore o più banalmente non aveva avuto l’intuizione per preparare l’ordigno? Non c’è risposta a questi interrogativi: la storia ci racconta solo che in seguito Niels Bohr di trasferirà in Inghilterra e poi negli Stati Uniti per far parte alla costruzione delle bombe che vennero lanciate su Hiroshima e Nagasaki.

La Pièce, diretta da Marco Avogadro, è avvincente: entro uno spazio scenico che ricorda un’aula universitaria di fisica –  gradinate a semicerchio e grandi lavagne piene di formule – il valore della parola viene amplificato dai tre interpreti che sanno mettere in luce le rispettive sfaccettature psicologiche: Massimo Popolizio interpreta con passione l’inquietudine di Heisenberg. Umberto Orsini dà forza e spigolosità al fisico danese, Giuliana Lojodice, che interpreta Margrethe moglie di Bohr, è una moderatrice pacata a tratti cinica.

 

di Michael Frayn

regia Mauro Avogadro

con Umberto Orsini, Massimo Popolizio

e con Giuliana Lojodice

scena Giacomo Andrico

costumi Gabriele Mayer

luci Carlo Pediani

suono Alessandro Saviozzi

Produzione Compagnia Umberto Orsini e Teatro di Roma – Teatro Nazionale

in coproduzione con CSS Teatro stabile di innovazione del FVG

Si ringrazia Emilia Romagna Teatro Fondazione