Quando:
14 aprile 2018@21:00–23:00
2018-04-14T21:00:00+02:00
2018-04-14T23:00:00+02:00
Dove:
Teatro di Rivanazzano Terme
Viale Europa ang. Via Pedemonti
Contatto:
Proscenio Spettacoli

Corpi in scena nel teatro comico italiano dall’antichità ad oggi

Lettura scenica

con Francesco Colucci, Daniela Frigione, Anna Montanari, Beppe Soggetti

voce Paola Levi

luci e impianto scenico Fabio Padovani

regia Beppe Soggetti

Un viaggio sul corpo attraverso le differenti visioni di scrittori che, dall’antichità a oggi, hanno descritto e raccontato, con toni divertiti, corpi amorosi (amplessi furtivi e adulterini), singole parti (mani, volti, deformità), corpi scambiati, deturpati ecc.

Lo spettacolo è costruito ispirandosi a testi scritti per il teatro, commedie comiche e leggere, dove il linguaggio si presta a più letture (anche licenziose) come accade nella migliore tradizione teatrale italiana. Il corpo che…avanza nella doppia accezione storico-temporale (dall’antichità fino ad oggi) e in quella di “corpo sezionato” cioè diviso in parti, segmenti, prima ancora che essere “unico”.

Quattro corpi neutri, vestiti di nero, entro la scatola scenica, danno voce a suggestioni ispirate ad Apuleio, Boccaccio, Goldoni, Marinetti e danno vita, trasformandosi di volta in volta in personaggi comici e grotteschi, ad una lettura-scenica che predilige il repentino cambio d’epoca e di stili recitativi. Come un varietà un po’ surreale che ripercorre i momenti più significativi della scrittura per il teatro comico, caratterizzata da alcuni elementi fondamentali: ritmo incalzante, battute, lazzi e doppi sensi. Si parte con un testo che è in realtà un insieme di scritti, uno all’interno dell’altro, Le metamorfosi di Apuleio; puntando l’attenzione sulla trasformazione del protagonista Lucio in asino, e alcune avventure amorose in “forma” di animale. All’interno del testo di Apuleio c’è un legame diretto con la letteratura trecentesca: durante le avventure di Lucio-asino, si alternano storie, leggende, miti, e ad un certo punto ci si imbatte nel racconto della “giara” che verrà successivamente ripreso da Giovanni Boccaccio e riscritto nel Decameron, sciolto in una fluida lingua volgare trecentesca, spumeggiante e spiritosa.

I tre gobbi della fiaba goldoniana, un delizioso intermezzo in rima, iniziano la carrellata di “parti del corpo”, che prosegue con la sintesi futurista di Marinetti e Corra “Le mani“, e ancora con un testo sempre di Marinetti che sposa la tradizione comica popolare, L’officina della bellezza, sintesi nella quale si avvertono echi di teatro di varietà e sceneggiata napoletana.