Ferite-a-morte

Spettacolo visto a Teatro Fraschini di Pavia, giovedì 26 marzo 2015

Certi spettacoli non finiscono quando cala il sipario. Sono talmente densi di contenuti e fecondi di riflessioni da imporre il loro strascico anche nelle ore successive. Ce li portiamo a casa, si addormentano con noi e restano nei nostri discorsi nei giorni che seguono.

Ferite a morte, scritto e diretto da Serena Dandini e interpretato con bravura e coinvolgimento da Lella Costa, Orsetta de Rossi, Giorgia Cardaci e Rita Pelusio, è uno di quegli spettacoli. Vederlo innesca pensieri che fanno male, perché i racconti narrati dalle quattro attrici, che incarnano innumerevoli vittime della violenza sulle donne, affondano i denti nella quotidianità e ci mostrano i volti dell’amica, della vicina di casa, dalle signore che incrociamo ogni giorno sul tram, in posta o al supermercato.

Rilettura teatrale dell’omonimo libro della Dandini, lo spettacolo ha una struttura molto semplice che prevede un susseguirsi di storie con un unico comune denominatore: le protagoniste sono tutte morte, assassinate direttamente per mano degli uomini (mariti, padri o magari sconosciuti) o morte indirettamente per consuetudini barbare come l’infibulazione.

Il minimalismo della scenografia mostra un aldilà surreale, dove una sfilata di concretissimi fantasmi in scarpe rosse – la tinta del sangue versato – offre al pubblico una Spoon River al femminile. È una finestra sul dramma che non risparmia nessuno, dalla casalinga devota e sottomessa all’arrembante manager in carriera, perché la violenza sulle donne – e il femminicidio che ne è la conseguenza più estrema – non è un fatto lontano, ma un male vicino, subdolo, che si mimetizza fino a nascondersi dietro a un osceno “se l’è andata a cercare

Le quattro interpreti raccontano questo male partendo da prospettive diverse, dosano con garbo il pathos, stemperandolo con momenti lievi e perfino umoristici che contribuiscono a far risaltare il tragico quando questo, inevitabilmente, si manifesta.

È uno spettacolo che non lascia scampo, perché nessuno può distogliere lo sguardo da questo fenomeno oscuro e diffuso senza incontrare idealmente gli occhi delle sue molte vittime.

Marco Ragni

27 marzo 2015