A metà degli Anni ’80 il film con William Hurt e Marlee Matlin, tratto dall’omonima pièce teatrale di Mark Medoff, conquistò le platee di tutto il mondo, facendo vincere alla protagonista un meritatissimo premio Oscar.

Trent’anni dopo, la versione teatrale di Marco Mattolini (la prima in Italia), riporta il testo alle origini, affidando le parti di James e Sara ai bravissimi Giorgio Lupano e Rita Mazza. Sul palco con loro ci sono Cristina Fondi, Francesco Magali, Gianluca Teneggi e Deborah Donadio, tutti parte di un progetto che ha preso il via da un laboratorio dedicato a giovani attori, sordi o con l’udito danneggiato.

Lo spettacolo è, per molti versi, unico nel suo genere. Allestito attorno a scene funzionali alla comprensione della storia, riesce ad essere occasione di confronto e incontro fra modi di comunicare diversi (e fra i due mondi che rappresentano), risultando fruibile anche dai non udenti.

Giorgio Lupano regge da solo gran parte dello spettacolo, traducendo ogni battuta nel linguaggio dei segni senza mai perdere la naturalezza. Non è da meno Rita Mazza, attrice non udente che per lavorare è dovuta andare all’estero, che mette in scena un’espressiva incredibile, capace di compensare ampiamente la mancanza della parola.

È una scommessa vinta in tutti i sensi quella di Mattolini e lo dimostra l’entusiasmo del pubblico a fine spettacolo, quando applausi sonori e resi con il linguaggio dei segni si mischiano per tributare allo spettacolo il giusto riconoscimento.

Marco Ragni