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Arrivando a Foligno dalle vicine cittadine di Assisi, Spello, Bevagna e Montefalco, gioielli che trasudano arte e cultura medioevale, misticismo e opulenza, incastonati nel verde di tutte le tonalità che caratterizza la valle Umbra Sud, si ha l’impressione che Dio abbia finito le idee, che abbia sprecato tutte le sue risorse e abbia lasciato la cittadina a bocca asciutta.

L’impressione. Perché di questo si tratta: Foligno è infatti una bellissima sorpresa. E non ha nulla da invidiare perfino alle primedonne Perugia e Spoleto.

A fare da maestosa e solenne quinta scenografica sulla piazza principale (oggi Piazza della Repubblica, un tempo Piazza Grande) è la facciata neoclassica di Palazzo Trinci. Imponente, troneggia al lato nord della piazza, e quasi stride il contrasto con la sobria e misurata eleganza della facciata laterale della cattedrale di San Feliciano e dei palazzi della vita pubblica medioevale (palazzetto del podestà, palazzo comunale e palazzi nobiliari).

Ma non facciamoci ingannare! Il turista curioso va oltre: si spinge oltre la cancellata e si avventura per l’imponente scalone (che scopriamo essere anch’esso moderno) a destra dell’ampio cortile e presto vedrà la sua curiosità ampiamente ripagata.

Palazzo Trinci, residenza che fu della famiglia che governò sulla città tra il 1305 e il 1439, è il risultato di una ristrutturazione di edifici preesistenti realizzata tra il 1389 e il 1407 da Ugolino Trinci. Anticamente vi si accedeva attraverso una Scala gotica, ora interna al Palazzo, che conduce alla Loggia affrescata con la leggenda della fondazione di Roma.

Da qui si dipartono le sale del piano nobile.

La Cappella è decorata con le Storie della Vergine (Ottaviano Nelli – 1424). Da una porta arcuata si entra nella Sala delle Arti e dei Pianeti, dove sono rappresentate le arti liberali (Retorica, Aritmetica, Astronomia, Geometria, Musica, Dialettica, Grammatica unite alla Filosofia), i sette pianeti e le sette età dell’uomo simboleggiate da un’ora del giorno. Lo stesso tema torna nell’arco che congiunge il palazzo con la cattedrale. È nella Sala degli Imperatori, adibita originariamente a sala pubblica, che la grandezza di Roma celebra i suoi fasti. Ci troviamo al centro di un porticato aperto sulla campagna: un vero e proprio giardino della vita. Inscritto al centro di ogni arcata, un grande della sua storia, mostrato a esempio di grandezza e di virtù. Gli affreschi sono stati recentemente assegnati a Gentile da Fabriano, grazie alla scoperta di un importante documento e datati 1411- 12. Il Palazzo è sede del Museo Archeologico e della Pinacoteca della città.

Così, sorpresi dall’incredibile inseguirsi degli archi rampanti della scala gotica, sulla quale si affacciano i ricchi ambienti decorati delle stanze private ( ma Escher era a conoscenza di tutto questo?) e inebriati dai colori ancora vivi, dagli ori, dai blu cobalto degli affreschi, non rimane che assaporare questo spettacolare tuffo nel medioevo.

Fonte: Sara – http://www.genteinviaggio.it (Creative Commons)

15 maggio 2015