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Tratto da una foto originale di Alice (alizzze on Flikr) – Creative Commons

Tratto da una foto originale di Alice (alizzze on Flikr) – Creative Commons

Una terra dalla cultura antica e dalle tradizioni solide, orgogliosamente ricorrenti in una fiorire di feste e sagre che coprono tutto il territorio. Così è la Sardegna, dove i richiami turistici si fondono con i costumi campestri e pastorali, in un andirivieni di sacro e profano che ancora oggi alterna riti propiziatori e consuetudini apotropaiche legate a filo doppio con la vita di un tempo.

Ovunque andiate gli elementi per immergersi a fondo nell’identità dell’Isola non mancano, in quei luoghi dove l’impronta del passato è ancora ben delineata certe usanze allegoriche sono molto sentite e possono fare affidamento su una forte partecipazione popolare.

Da quelle parti il Carnevale danza ai bagliori dei falò di Sant’Antonio è ha le sembianze inquietanti

dei Mamuthones di Mamoiada, dei Merdules di Ottana o dei Sos Thurpos a Orotelli.

Queste maschere dall’aspetto tetro sono i custodi di riti antichi che tornano in vita con passi cadenzato, salutati dal cavernoso suono dei campanacci.

Non meno suggestiva viene la Pasqua, che porta con sé ricorrenze come il “Lunissanti” (Lunedì Santo) di Castelsardo (Sassari) con la sua processione di fiaccole e canti accorati, o il Ferragosto sassarese che offre la discesa dei Candelieri, antica sfilata in omaggio alla Vergine dai Pisani con balli al ritmo dei tamburini e dei pifferai.

Le maschere della tradizione

 

Le rappresentazioni fatte con costumi e maschere tradizionali non sono un’esclusiva del periodo di Carnevale ma si possono ammirare anche in molte altre occasioni.

Tra le figure più famose ci sono i Mamuthones gli Issohadores, originari della Barbagia.

I primi sono facilmente riconoscibili per via delle maschere nere di legno, le pelli ovine che ne costituiscono il costume e i pesanti campanacci legati alla schiena.

Gli Issohadores indossano invece giubbe rosse e pantaloni bianchi e inscenano con Mamuthones una misteriosa cerimonia di origini agro-pastorali, il cui vero significato è tuttora discusso.

Non meno noti sono i Boes (i buoi), anch’essi ricoperti di campanacci e pelli di pecora, e i Merdùles che ne tengono le redini. Questi ultimi sono uomini col volto celato da maschere grottesche che si cimentano in pittoresche sfide con i loro compagni dalle fattezze animalesche.

Segue le due maschere la lugubre figura chiamata Sa Filonzana, una spettrale vecchia vestita di nero intenta a filare la lana, che richiama da vicino il mito delle Parche.

Ma le sorprese del folklore sardo non finiscono qui. Per approfondire il consiglio è quello di visitare il sito Maschere Sarde che descrive nel dettaglio i diversi protagonisti delle sfilate allegoriche dell’Isola. E poi naturalmente bisogna assistere dal vivo a questi spettacoli che lasciano senza fiato…

Marco Ragni

20 agosto 2013

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