Una prova pratica coi chiodini.

Sono una creatura bucolica, nonostante le mie origini mi vedano nascere in città, e vengo attirata dalla natura e da tutto ciò che essa ha da dare. Amo i bei paesaggi, i tramonti, gli animali e i profumi ed i colori delle quattro stagioni.
Appena mi è concesso mi tuffo nel verde alla ricerca di frutti, fiori e castagne. Una maniaca della raccolta che non si ferma nemmeno in spiaggia dove mi dedico a vongole, cannolicchi, conchiglie, sassolini e oggetti persi.
Tra le raccolte più curiose e piacevoli dell’autunno c’è senz’altro quella dei funghi, ma è anche una di quelle in cui mi diletto più di rado perché so bene che non va presa sotto gamba. Quest’anno però mi sono munita degli elementi essenziali per non morire avvelenata dalla mia vorace tentazione di raccogliere qualunque cosa appaia piacevole ai miei occhi (pensate cosa mi potrebbe succedere se capitassi in mezzo ad un prato di Amanita Muscaria!).
Un cestino in vimini, un coltellino, un amico di nome Marco, che conosce i funghi, disposto ad accompagnarmi nei suoi luoghi segreti di raccolta e una guida per il riconoscimento delle varie specie: “Funghi. Conoscere, riconoscere e ricercare tutte le specie di funghi più diffuse” ed ero pronta.
Sia ben chiaro che, siccome sono una secchiona, ho studiato parecchio prima di partire e non mi sono risparmiata i capitoli che raccontavano della classificazione, l’anatomia e la fisiologia dei funghi. Sulla guida ci sono anche scritti tutti i rischi che si corrono non solo a consumare le specie sbagliate, ma anche a raccogliere e conservare i funghi mangerecci in modo errato.
Ovviamente la parte più vasta è dedicata alla descrizione delle singole varietà con foto e disegni, descrizione dell’habitat e della stagione più propizia, indicazione delle specie simili e persino dei consigli culinari.
Era ora di mettere all’opera il mio nuovo libro, così quando il mio amico ha scovato dei chiodini in un ceppo in riva ad un fosso mi sono messa a cercarli sulla guida per vedere in pratica se tutto corrispondeva e se, con una specie meno conosciuta, me la sarei cavata con altrettanta sicurezza.
Ho trovato la fotografia abbastanza facilmente, ma ho dovuto fare scorrere le pagine un po’ a caso perché i funghi sono divisi per famiglie e poi richiamati uno ad uno col nome scientifico. Qui mi sono resa conto che forse una distinzione iniziale per forma o per colore poteva essere più efficace. Comunque ho identificato la specie come Armillaria mellea. Il mio amico lo sapeva già e me lo aveva detto con la voce un po’ strozzata dalla posizione, dato che intanto che io ero comodamente seduta sull’erba col libro in grembo, lui era chino sul ceppo col busto verso l’acqua per raccogliere i chiodini che crescevano sul legno vicinissimi all’acqua, mentre la sua fidanzata gli reggeva le gambe per evitare che cadesse nel fosso.
Utilissima invece la sezione dedicata alle specie simili dove mi metteva in guardia dalla possibile confusione con Hypholoma fasciculare e dopo averla cercata sul libro ed esclusa, secondo la descrizione, ero proprio certa che si trattasse di chiodini.
“Sono abbastanza per un risotto”. Marco contemplava il raccolto nel cestino. “Bisogna però farli bollire prima”. Ebbene si, c’era scritto anche questo sulle indicazioni per la preparazione in cucina. Se i chiodini non vengono adeguatamente cotti e sciacquati dall’acqua di cottura, possono causare antipatici mal di pancia.
Purtroppo il tempo secco di ottobre non ci ha fatto trovare altri funghi quel giorno. Peccato, mi sarei divertita a cercare di classificare ancora qualche specie, magari velenosa.
Nel complesso la guida è fatta bene, ma per sicurezza mi sa che è meglio affidarmi ancora a chi ha un po’ più di esperienza.

Maia Fiorelli

21 Novembre 2011

Funghi. Conoscere, riconoscere e ricercare tutte le specie di funghi più diffuse.
di Ettore Bielli
Guide Compact De Agostini