Quanti guai se si perde il cellulare…

Photo by Lee Haywood (☺ Lee J Haywood on Flikr) Creative Commons

È peggio perdere un anello di fidanzamento antico, con un costoso smeraldo circondato di diamanti, o un cellulare? Poppy, la protagonista di “Ho il tuo numero” (Mondadori) non esiterebbe un istante e sceglierebbe la seconda opzione. A maggior ragione nel pieno dei preparativi per le nozze imminenti.

L’ultimo romanzo di Sophie Kinsella racconta appunto le peripezie di una giovane in procinto di sposarsi. Nella frenesia la donna perde il proprio cellulare e ne trova un altro in un cestino della spazzatura della hall di un albergo. Così viene a conoscenza non solo del suo vecchio proprietario, ma anche di tutte le sue mail, messaggi e perfino qualche telefonata compromettente.

Un libro che fa pensare a quanto peso abbiano oggi i telefonini nella nostra vita privata, quanto ci affidiamo alla loro presenza, a quella sensazione di sicurezza che ci offre il poter essere in contatto con tutti, sempre.

Ma le riflessioni troppo profonde sono smorzate dai toni dell’autrice che, con una scrittura scorrevole, divertente e accattivante rende la vicenda degna di un leggerissimo romanzo rosa.

Lei ama lui, che ama anche lei e poi c’è l’altro, che forse ama anche lei, ma come si fa a saperlo se non si arriva fino in fondo? La protagonista è bella, laureata, simpatica, ma insicura e tutt’altro che perfetta. Una di quelle donne che sentono la necessità di terminare i messaggini con smile e almeno quattro o cinque baci (xxxxx), che mettono becco sulla vita degli altri e che s’illudono di saper vedere la verità degli altri attraverso il filtro delle proprie esperienze. Una ragazza un po’ ficcanaso che sbircia senza troppo ritegno nella vita privata di Sam, il proprietario del cellulare, approfittando delle tracce lasciate da posta elettronica e sms. Disdicevole vero? Ma ammettiamolo! Chi non lo farebbe?

Maia Fiorelli

11 aprile 2013

Voto: 7

Positivo: ritmo incalzante e quella leggerezza che ogni tanto ci vuole.

Negativo: certe scene sono davvero troppo inverosimili