Il nuovo spettacolo dell’artista fiorentino tra poesia e musica

Nel centesimo anniversario della morte di Giovanni Pascoli è il poeta romagnolo il protagonista del nuovo spettacolo di Paolo Poli, in scena ieri sera al Teatro Fraschini di Pavia con repliche oggi e domani alle 21.

La formula proposta è quella che ci si aspetta ogni volta che scende in campo l’istrione fiorentino. Nell’ormai familiare spazio disegnato da una pedana e due rampe di scale laterali si alternano momenti di poesia, con declamazioni dei versi pascoliani, e di danza, ricchi dei floreali e variopinti costumi che caratterizzano gli spettacoli di Poli.

Attorniato da altri quattro compagni divisi tra abiti maschili e femminili, il decano del teatro brillante – 83 anni compiuti a maggio – mantiene saldo il ruolo di mattatore e personalizza col suo tocco tanto i momenti letterari quanto quelli canori.

Certo, l’età gioca ogni tanto qualche piccolo scherzo, ma quei colpi di tosse che incrinano un poco l’eloquio incontrano subito la benevola indulgenza del pubblico.

I siparietti musicali e recitati ripercorrono l’Italia naif a cavallo Ottocento e Novecento, una realtà contadina, rivoluzionaria e malinconica che si affacciava su un era di grandi cambiamenti.

Ogni scena, scandita dai pannelli con i dipinti di Emanuele Luzzati che vestono il trittico di scenari sullo sfondo, è storia a sé, in quella mosaicità che è da sempre emblema del teatro di Poli.

Come sempre l’artista fiorentino è in grado di resuscitare l’atmosfera di altri tempi mettendo l’impeto pittoresco al servizio dell’immaginazione.

Tuttavia lo spettacolo risulta forse meno smagliante delle opere che lo hanno preceduto, probabilmente per la complessità del tema scelto.

Comunque un Poli tipico, che non scontenterà gli estimatori.

Marco Ragni

13 dicembre 2012

 

Voto 7

Positivo: Poli ha la sua personalità, prendere o lasciare

Negativo: Meno brillante di altri spettacoli del passato

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