Il secondo spettacolo della “Trilogia della Spiritualità” è un elegante gioco retorico

“Big Bang”, secondo capitolo della cosiddetta “Trilogia della Spiritualità” di Lucilla Giagnoni, è andato in scena questa settimana al Teatro Sociale di Stradella.

Già lo scorso anno l’attrice aveva portato sullo stesso palco “Apocalisse”, lavoro finale del trittico. Per il 2014 ci aspettiamo dunque di vedere anche “Vergine Madre”, completando a ritroso le tappe dell’opera.

Come si evince dal titolo i punti focali dello spettacolo sono la creazione e l’universo ma l’abbraccio è molto ampio e cinge con una riflessione lunga due ore il senso della vita, l’arte, la scienza, la religione.

Sola su un palco quasi completamente spoglio – in scena ci sono un leggio e uno schermo bianco che raccoglierà i sapienti giochi di luce – la Giagioni inizia dialogando con il pubblico come se si trattasse di una normale conferenza. Durante la premessa l’attrice spiega cosa ha dato origine alla trilogia (i fatti dell’11 settembre), parla della figlia Bianca e si addentra man mano nella vastità di un argomento che va dall’infinitamente piccolo della meccanica quantistica all’infinitamente grande della relatività.

Con la bravura interpretativa che la contraddistingue, l’artista recita con passione e coinvolgimento, reggendo un intricato gioco retorico che cerca e “trova” punti comuni in argomenti apparentemente molto diversi. Così le teorie di Einstein e della scienza possono sposare l’arte di Shakespeare e le parole della Genesi biblica, in un intreccio eterogeneo tenuto insieme dalle argomentazioni dialettiche della Giagioni.

Le musiche di Paolo Pizzimenti e le luci di Massimo Violato contribuiscono a caricare di fascino la già rimarchevole interpretazione della protagonista che passa dai monologhi del Bardo ai versi della Divina Commedia, tessendo legami ammalianti – ma a volte troppo fragili – tra i diversi mondi chiamati a far parte del suo spettacolo. Così tutto si svolge come un elegante gioco di prestigio, non sempre credibile ma capace fino in fondo di calamitare l’attenzione del pubblico.

 

Marco Ragni

29 marzo 2013

 

Voto: 6,5

Positivo: l’ottima interpretazione di Lucilla Giagnoni che mostra una grande versatilità

Negativo: a voler ben vedere molte corrispondenze tra arte, scienza e religione appaiono un po’ azzardate