Un’inaspettata reinterpretazione dai toni umoristici

Con i suoi quattro premi oscar (miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista e miglior sceneggiatura originale) “Il discorso del Re” è una pellicola che ha già un piede nella storia del cinema.

Lo scorso weekend, sul palco del Fraschini di Pavia, è andata in scena la versione teatrale, diretta e interpretata da Luca Barbareschi.

All’apertura del sipario spiccano subito le ottime scenografie di Massimiliano Nocente, capaci di imprimere un tocco cinematografico allo spettacolo. Gli elementi trasparenti e mobili, che entrano ed escono dalla scena, giocano fin dall’inizio un ruolo fondamentale per donare dinamismo ai momenti che più lo richiedono.

I risultati felici si vedono già nel discorso allo stadio di Wembley, durante il quale il principe Albert (interpretato da Filippo Dini) mostra con drammatica evidenza i segni della balbuzie di fronte allo folla di sudditi. Un richiamo al film tanto evidente quanto ingannevole.

Se infatti le intuizioni tecniche guardano, in apparenza, al celebre riflesso di celluloide, lo stesso non può dirsi dell’interpretazione dei protagonisti, francamente troppo sopra le righe per essere confrontata con quella della coppia Rush-Firth.

Tanto per intendersi, Barbareschi veste Lionel Logue di movenze quasi “fantozziane” – specialmente nella prima parte dello spettacolo – rendendo il personaggio una macchietta che suscita l’ilarità del pubblico.

Una scelta che francamente mi è sembrata esagerata ma che a molti presenti è piaciuta, almeno a giudicare dalle risate che si susseguivano in sala. La decisione di virare in toni farseschi una sceneggiatura che sul grande schermo aveva ben altre sfumature può quindi dirsi azzeccata, se non altro dal punto di vista dell’intrattenimento. L’effetto spiazzante e non sempre apprezzabile è dunque solo un problema dei meno indulgenti, sottoscritto compreso.

Una presa di posizione tanto netta non era comunque così prevedibile e rende superfluo ogni possibile tentativo di confronto con il film di Tom Hooper, che in effetti si esprime in tutt’altro linguaggio. Questo “discorso del Re” parla la lingua decisa da Barbareschi. Prendere o lasciare!

Marco Ragni

19 febbraio 2013

 

Voto: 6

Positivo: trovate scenografiche di grande effetto

Negativo: troppo lungo

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