Una Graphic Novel dal gusto  antico

Fortuné d’Hypocondre sente le voci. Non proprio come Giovanna d’Arco ma comunque con una certa insistenza. A dire il vero la voce che lo tormenta è una sola e si abbina all’apparizione di una bizzarra creatura mascherata che si fa chiamare il Corvo e che sostiene di essere il protagonista di un romanzo da quattro soldi.

Inizia così, con un giovane giornalista spiantato che si crede impazzito, “Il Divoratore di Storie”, Graphic Novel di Fabrice Lebeault edita da Planeta De Agostini.

L’intuizione di base, c’è da ammetterlo, è molto buona. L’idea che un personaggio immaginario possa entrare in contatto con il mondo terreno e chiedere a gran voce che lo si aiuti a uscire da un banale anonimato per guadagnare i galloni di genio del crimine è quantomeno originale. Se poi la si arricchisce con la presenza di un misterioso assassino noto come “lo svuotateste”, si incastona il tutto nella cornice suggestiva di una Parigi ottocentesca, ecco che gli ingredienti per soddisfare il lettore ci sono tutti.

Le bande dessinée francesi hanno un anima diversa rispetto ai comics. Generalizzare sarebbe uno sbaglio e lo si intuisce leggendo opere come quella di Lebeault cui si deve anche la serie Horologiom che il sottoscritto conosce, purtroppo, solo per sentito dire.

Ne “Il Divoratore di Storie” si trova un’atmosfera da vecchi romanzi d’appendice con tanto di tocchi deliziosamente antichi che ci sradicano per qualche tempo dal presente per riportarci nei torbidi anni della Belle Epoque, così lontani dalla nostra realtà da sprizzare nostalgico esotismo.

“Il Divoratore di Storie” è prima di tutto il racconto dello straordinario potere dell’immaginazione, una sorta di fiaba nera dai risvolti tutt’altro che scontati e perennemente in bilico tra noir e grottesco.

Ci vuole, come dicevo sopra, un palato diverso da quello abituato classici comics, per apprezzare le sfaccettature di un’opera come quella i Lebeault. Se ci si riesce però si può chiudere il libro con la consapevolezza di aver letto qualcosa di tutt’altro che comune.

 

Marco Ragni

 

26 luglio 2012