La triste farsa dell’incomunicabilità e delle solitudini in collisione

8 Il Guardiano di Pinter regia Lorenzo Loris da sx Mario Sala, Alessandro Tedeschi, Gigio Alberti  FOTO Dorkin-legTocca al teatro dell’assurdo di Pinter la chiusura della rassegna “Altri Percorsi” del Teatro Fraschini di Pavia. La regia di Lorenzo Loris sposta “Il Guardiano” in un quadro della Milano suburbana, mantenendo l’ambientazione claustrofobica di un’unica stanza stipata di oggetti incellophanati. L’opprimente cornice in cui si muovono i personaggi si sposa bene con l’atmosfera di decadenza emotiva.

Accade così che un misero solaio della periferia meneghina diventi arena per i duelli verbali (e qualche volta anche fisici) dei tre personaggi in gioco. Un tris di archetipi che incarnano pezzi della società con la sua precarietà, l’incapacità di comunicazione e la fame di predominio.

Gigio Alberti veste i panni logori del senzatetto, un vinto che è espressione universale dei tanti “servi” della società, in bilico tra sottomissione e arroganza, pronto a prostrarsi per opportunismo o, all’occorrenza, a mordere la mano che lo ha nutrito.

L’homeless ha il suo primo confronto con un “buon samaritano” ai limiti dell’autismo, ottimamente interpretato da Mario Sala. Quest’ultimo gli offre ospitalità e un lavoro di custode, possibile occasione di riscatto.

Il terzo protagonista, che entra in scena poco dopo, è il fratello del crepuscolare padrone di casa e ha la presenza dirompente di Alessandro Tedeschi. Ecco dunque che la critica sociale si completa con la figura del gradasso “di potere”, tanto inconcludente quanto incapace di ascoltare e di vedere oltre il proprio naso.

Tra divagazioni superflue, pretese sbilanciate e impeti di sopraffazione, si assiste così per due ore a una continua collisione di solitudini destinata a non avere via d’uscita.

Marco Ragni

10 maggio 2013

Voto: 6,5

Positivo: la magistrale interpretazione di tutti gli attori in scena

Negativo: nelle sue due ore lo spettacolo risulta ridondante