Elogio della carne e dei sensi

Photo by Juliao Matos (on Flikr) Creative Commons

Dopo la coinvolgente lettura del libro “Elogio al fungo” di Alina Reyes, ho pensato che mi sarebbe piaciuto conoscere meglio i testi dell’autrice. Così ho pescato un suo vecchio successo: “Il macellaio”, sempre edito da Guanda, e ho cominciato la nuova avventura.

Trattasi del suo romanzo d’esordio, datato 1989, una storia dalla connotazione erotica che racconta di una giovane cassiera sedotta dal suo capo, un macellaio.

I personaggi, simbolo della sessualità maschile e femminile, risultano ben caratterizzati.

Lui, approccio violento, carnale, estroverso e sicuro; lei apparentemente disinteressata, discreta, invisibile e passiva fino all’ultimo, per poi rivelare tutta la sua passione e fame di sensi.

Il libro parla di un amore giovane e inesperto, di desideri nati dalla carne e guidati dalla libido. Narrato in prima persona, con pensieri ora lucidi ora sconnessi, sembra un diario fatto di momenti di intenso bisogno di espressione sensoriale, quasi fosse necessario rendere reale il sesso attraverso le parole.

Il linguaggio è crudo, usa parole forti che non lasciano spazio a fraintendimenti. Le scene di sesso sono descritte con precisa freddezza e talvolta con un tono provocatorio, simile a quello di un’adolescente.

A queste descrizioni efferate s’intercalano momenti di profonda introspezione e figure fortemente simboliche. Il sesso è ora carne, ora rosa e il desiderio è una fame, una maledizione, l’odore dolciastro dei petali marci.

Il libro termina con un peculiare canto alla vita. Una affascinante descrizione animalesca di rinascita attraverso la comprensione della morte e del dolore.

 

Maia Fiorelli

29 novembre 2012

 

Voto: 7

Positivo: i momenti di pura poesia che l’autrice riesce ad inserire

Negativo: il libro usa un linguaggio talvolta troppo pesante e ripetitivo.

I NOSTRI CONSIGLI