Spettacolo visto a Teatro Fraschini di Pavia, venerdì 8 novembre 2019

Romanzo potente, dai forti contenuti satirici e allegorici, Il Maestro e Margherita è uno libro che non ha bisogno di presentazioni.

Il rapporto tra bene e male, l’innocenza e la colpa, la razionalità e l’irrazionale, l’illusione e la verità, sono tutti temi che Bulgakov ha iniettato nelle oltre 300 pagine del suo capolavoro, rendendolo aperto a diversi livelli di lettura.

Non è facile confrontarsi con questo caposaldo della letteratura novecentesca, ma l’allestimento diretto da Andrea Baracco riesce brillantemente nell’impresa, andando a edificare una struttura abbastanza robusta da contenere tutta la complessità del romanzo ma, nel contempo, mantenendone un telaio tanto flessibile da non snaturarne i messaggi e le atmosfere.

È una scommessa vinta sotto tutti i punti di vista, anche quando si tratta di far convergere i diversi piani temporali in un unico spazio scenico, per lo più decisamente minimale, lavorando su giochi di luci e pannelli scorrevoli, con la lugubre Mosca degli anni ’30 e la lontana Palestina di Gesù Cristo che si alternano con fluidità davanti agli occhi degli spettatori, grazie a una serie di scelte registiche ispirate. E se la magia riesce, lo si deve anche al cast: undici attori dalla rara versatilità, pronti a vestire i panni di più personaggi. Su tutti svetta Michele Riondino, un Woland torbido e affascinante, un po’ Joker cinematografico e molto Trickster mitologico, squisitamente amorale e oltre le convenzioni.

Non meno perfetti sono i suoi tre sodali, Alessandro Pezzali, cupo e inquietante nelle vesti di Korov’ev, Giordano Agrusta, nei panni del grosso gatto Behemot e la strega Hella di Carolina Balucani, irriverente a ambigua nel suo cappotto giallo.

Caratterizzato da un ritmo perfetto, lo spettacolo non accusa (quasi) mai rallentamenti, riuscendo ad ammaliare il pubblico per circa tre ore, alla fine delle quali, sulle note di Sympathy for the Devil

dei Rolling Stones, gli interpreti possono lasciarsi investire da uno scrosciare di applausi più che meritati.