Spettacolo visto a Teatro Fraschini di Pavia, martedì 13 dicembre 2016

Pur essendo nato in Bulgaria, Moni Ovadia è arrivato a Milano in tenera età ed è cresciuto all’ombra della Madonnina. In gioventù ha vissuto quella città ampiamente celebrata dai pezzi di Jannacci e quindi non stupisce che le canzoni del cantautore gli siano rimaste nel cuore. Dopotutto la “milanesità” di Enzo, tanto verace e profonda, descriveva alla perfezione le atmosfere metropolitane di ieri. Un passato che, filtrato dalla memoria, può apparire un’epoca quasi mitica.

Ecco perché nasce uno spettacolo/omaggio che è essenzialmente una dichiarazione d’amore ad un artista originale e genuino, la cui produzione era legata in buona parte all’uso del dialetto, e raccontava in vernacolo le storie della gente comune, del popolo e spesso dei reietti.

Con l’accompagnamento musicale di Alessandro Nidi, Ovadia si abbandona totalmente alle emozioni, mettendo in scena qualcosa di profondamente personale, fatto della passione dell’attore per gli spaccati milanesi – e non – dipinti in musica da Jannacci.

Non risultasse tangibile la fanciullesca emozione che regna sul palco, si finirebbe quasi per crederla retorica. Invece le dichiarazioni e gli aneddoti di Moni Ovadia, come la sua entusiasta interpretazione dei brani proposti, finiscono per intenerire di fronte alla nostalgia travolgente per un paradiso perduto, che forse non è mai stato tale ma che, con gli occhi del ricordo, brilla di un fascino senza pari.

Uno spettacolo consigliato ai cultori di Jannaci e che tutti coloro che apprezzano la spontaneità.

Marco Ragni