Fata-Turchina

Dopo Alice sotto terra e I canti della forca possiamo considerare Stefano Bessoni un ospite fisso di questa sezione letteraria.

Il suo regalo autunnale per il 2014 (sempre pubblicato da Logos Edizioni) è un tributo al burattino più famoso del mondo, quel Pinocchio che tutti abbiamo conosciuto durante l’infanzia. Solo che la fantasia dell’autore è come una sala rivestita da specchi deformanti ed è perfettamente naturale che i personaggi che vi si riflettono trovino immagini ben diverse dal solito.

Quello che era successo con l’opera di Lewis Carroll si ripete dunque con il libro di Collodi. Anche in questo caso la sensibilità lugubre e vittoriana di Bessoni entra in gioco con tutta la sua energia e riplasma personaggi ben noti dando a ciascuno di essi sembianze mai viste prima.

Qualche esempio? Il grillo parlante è distante anni luce dalla sua versione disneyana e sembra un mostriciattolo sgangherato e osceno. Per non parlare poi della fata turchina, stralunata e pallida come una piccolo cadavere. Stupiti? Se conoscete Bessoni non dovreste esserlo e comunque le trasformazioni impresse ai personaggi del romanzo sono solo la punta dell’iceberg, perché anche la trama si tinge di macabro e viene reinterpretata secondo l”ormai noto stile dell’autore. Come e quanto si spinga sopra le righe è meglio che lo scopriate da soli, perché certe piccole e “terribili” sorprese vanno scoperte e apprezzate poco alla volta.

Naturalmente i testi (in italiano e inglese) sono arricchiti dalle immancabili illustrazioni a pagina intera simili a quelle che ci hanno già accompagnato nelle opere precedenti. Come sempre una gioia per gli occhi, specialmente se siete amanti del grottesco di qualità.


Marco Ragni

24 novembre 2014