A1J7OrlmGSL._SL1500_

Alla fine degli anni’30 Hertzko Haft era un polacco come tanti: un uomo la cui colpa, in base alle leggi del Reich, era quella di essere ebreo. Finito nell’inferno di Auschwitz, il giovane divenne un pugile costretto a battersi per la sopravvivenza. Come un tragico gladiatore fuori dal tempo fu impiegato dai nazisti in combattimenti con altri prigionieri. La sua tenacia gli permise di sopravvivere e, alla fine della guerra, il talento crudelmente acquisito sui ring dei lager gli consentì di arrivare a contendersi il titolo con il grande Rocky Marciano, il campione del mondo dei pesi massimi.

È proprio la determinazione estrema il tema sul quale Richard Kleist costruisce la graphic novel Il Pugile, pubblicata in Italia di Bao Publishing

L’opera si rifà alla vera storia di Haft, testimonianza raccolta in un libro dal figlio Alan Scott che venne a conoscenza del passato del padre soltanto agli inizi degli anni 2000.

Come in una vecchia pellicola, il bianco e nero delle vignette e il tratto torbido dei disegni rappresentano il mezzo ideale per raccontare una storia che, fatta eccezione per prologo ed epilogo, segue una strada narrativamente lineare, tesa a ripercorre le vicende di Haft dai giorni del ghetto di Bełchatów all’avventura sui ring americani, passando per l’inferno dei campi di concentramento.

Il risultato è un racconto complesso ma gestito con abilità che crea empatia senza mai scivolare nel pietismo.

Un valore aggiunto al volume è garantito dal breve saggio di Martin Krauß che chiude l’opera, un approfondimento sul pugilato nei campi di concentramento nazisti che permette al lettore di conoscere un aspetto poco noto della Storia.

Marco Ragni

10 aprile 2015