Lettura in chiave grottesca di un grande classico

 Il ventottenne regista Alberto Oliva sceglie di portare in scena una delle commedie più celebri di Carlo Goldoni e lo fa avvalendosi di una dozzina di giovani attori per dare nuova linfa vitale all’opera settecentesca.

Avendo assistito allo spettacolo durante la rappresentazione tenutasi al Teatro Comunale di Casalpusterlengo posso riconoscere pregi e difetti di una rappresentazione che presenta lati positivi ma anche un certo numero di mancanze.

Se a una parte è interessante il tono grottesco e decadente iniettato nelle viscere della commedia – un mood che forse piacerebbe a Tim Burton – dall’altra si pecca di troppa originalità con siparietti cantati non del tutto riusciti.

La coralità degli attori sconfina di tanto in tanto nel confusionario; anche se è evidente l’intenzione di valorizzare energia e gestualità del giovane gruppo appaiono francamente troppi i momenti in cui il caos si impadronisce della scena.

La divisione in due parti, tutt’altro che sgradita in uno spettacolo che supera le due ore, non ha solo una funzione pratica ma anche narrativa, volendo creare una rottura tra la commedia degli equivoci del primo atto e il crescendo verso l’epitome finale del secondo.

La scelta del regista più azzeccata è quella di puntare su quel senso di cupa stravaganza che è parte concreta dell’aspetto dei personaggi e che rende tangibile le sfumature di confusione tipiche della fine di un’epoca.

Marco Ragni

20 novembre 2012

Voto 6

Positivo: i costumi, i giochi di luce e il coraggio di fare scelte sopra le righe

Negativo: troppo lungo e confuso per essere apprezzato fino in fondo

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