Uno spettacolo fresco e dirompente che racconta un classico con toni moderni

 Dopo aver assistito alla prima serata de “Il Ventaglio” al Teatro Fraschini di Pavia (lo spettacolo sarà replicato stasera e domani) ho deciso di appuntarmi il nome del regista Damiano Michieletto. Questo perché non voglio perdere l’occasione di godermi altre intuizioni di questo talentuoso trentasettenne.

Riadattare un classico è, di per sé, impresa delicata. Prendere in mano un’opera scritta da Carlo Goldoni, uno dei padri della commedia moderna, e renderla innovativa senza snaturarla non è certo un gioco da ragazzi. Michieletto però c’è riuscito, dando vita a uno spettacolo dirompente, pop e molto originale.

Entrando in sala si capisce subito che nell’aria c’è qualcosa di diverso. Il sipario già aperto mostra una scenografia minimalista con qualche sedia, una scala e un’enorme lavagna che domina il fondale. Quest’ultima è ancora bianca (lo resterà per poco) fatta eccezione per la scritta rossa “Amore” che spicca in alto a destra.

Quando le luci si abbassano ecco entrare in scena uno dei protagonisti dello spettacolo, il Cupido in frac – atteggiamenti da dandy e scarpe da tennis rosse – interpretato da un ottimo Giuseppe Nitti. Questo malizioso “intruso” sarà presente per tutto lo spettacolo, compagno invisibile ma tutt’altro che passiva dei batti e ribatti amorosi che coinvolgeranno i vari personaggi.

Suo il compito di innescare le trame e di assistere all’infittirsi delle relazioni e dei fraintendimenti, mettendo una straordinaria mimica al servizio delle situazioni e illustrando sulla lavagna – a beneficio degli spettatori – schemi e concetti chiave dell’intricata vicenda.

Sebbene il moderno Cupido sia l’unico personaggio interamente partorito dall’estro di Michieletto, anche gli altri protagonisti del pantheon goldoniano subiscono notevoli influssi di innovazione. Così ci si trova a fare i conti con un Evaristo (Daniele Bonaiuti) in abiti da tennista, con un Crispino (Nicola Ciaffoni) “rasta” e con una Giannina (Silvia Paoli) più “casalinga disperata” che contadina. Insomma, ogni identità assume nuova forma e non potrebbe essere altrimenti visto che il regista opera una coraggiosa e riuscita rilettura fuori dalle convenzioni, che conserva la parlata d’epoca e il gioco delle passioni, pescando contemporaneamente nella cultura moderna.

Non si può rimanere indifferenti di fronte al mix perfetto di elementi che vanno da Shakespeare alla Winehause, dai disegni infantili ai graffiti urbani, passando per sperimentazioni metateatrali fatte di monologhi sulle delusioni d’amore.

Con espressioni e a movenze da cartone animato ogni attore conferisce al proprio alter ego un’energia incontenibile, capace di coinvolgere il pubblico dall’inizio alla fine. Il fragore degli applausi nel finale è la naturale conseguenza di un’operazione riuscita in modo brillante.

 

Marco Ragni

27 febbraio 2013

 

Voto: 10

Positivo: il coraggio, la fantasia, la bravura degli attori e, su tutto, la sensibilità di un regista che non ha trascurato un solo dettaglio

Negativo: forse non piacerà del tutto a chi ama il teatro più classico. Ma è una questione di gusti…

I NOSTRI CONSIGLI