Ci sono testi destinati a fare discutere. Il Vicario, del drammaturgo tedesco Rolf Hochhuth, è opera teatrale scottante perché affronta la questione delle responsabilità di Pio XII verso l’olocausto, un tema ancora oggi molto dibattuto.

A conferma dei diversi punti di vista sull’argomento, la sera di martedì 21 febbraio, data in cui l’opera è in scena a Pavia, davanti al teatro Fraschini staziona un capannello di persone intente a distribuire volantini. Sul foglio, a firma del Sodalizio Pio XII, sono scritte alcune frasi in difesa dell’operato di Papa Pacelli.

D’altronde l’opera di Hochhuth, adattata e messo in scena da Rosario Tedesco, è un testo che punta il dito con decisione verso le presunte responsabilità della Chiesa durante la Seconda Guerra Mondiale, soffermandosi in particolare sulla figura dell’allora Pontefice, ritenuto reo di non essersi schierato apertamente contro Hitler e lo sterminio degli ebrei.

Lo spettacolo racconta la coraggiosa denuncia di un soldato tedesco e di un prete italiano, determinati ad opporsi all’olocausto in atto. Nel tentativo di arginare il genocidio, i due uomini si rivolgeranno al Santo Padre, senza tuttavia ottenere l’appoggio sperato.

Bastano sette attori e pochi microfoni per dare vita all’allestimento minimalista di Tedesco. Una narrazione vibrante, in grado di coinvolgere, di emozionare e, non ultimo, di far riflettere.

La scelta di puntare tutto su una lettura scenica si rivela vincente perché, in assenza di una scenografia e di altri elementi di distrazione, l’attenzione del pubblico rimane concentrata sulle voci, ne assapora il tono e le parole, entrando in sintonia con un testo necessariamente greve e dolente.

Come da copione lo spettacolo si conclude con l’intervento di “testimoni” che si alternano di sera in sera. Per il Fraschini tocca a Massimo Depaoli, sindaco di Pavia e presidente della Fondazione che fa capo al teatro.

Il Primo Cittadino si cimenta in una lettura, non perfetta ma sentita, de “la lettera di una ragazza ebrea di Ostia”, testo struggente che Rolf Hochhuth ha volto dedicare a tutte le vittime del silenzio della storia ufficiale. Quando cala il sipario arrivano gli applausi, a confermare l’apprezzamento del pubblico in sala.

Marco Ragni