HABER_BONI CORRETTA

Spettacolo visto a Teatro Fraschini di Pavia, sabato 13 dicembre 2014

La fede inizia dove la ragione finisce: potrebbe essere il celebre aforisma di Soren Kierkegaard un titolo alternativo per Il Visitatore, testo di Eric-Emmanuel Schmitt portato sulle scene italiane da Valerio Binasco.

Scritta poco più di vent’anni fa, la commedia immagina l’incontro tra un anziano Sigmund Freud (Alessandro Haber) e il visitatore da cui il titolo: un curioso personaggio, interpretato da Alessio Boni, che pretende di essere Dio.

La vicenda si svolge tutta nello studio del padre della psicoanalisi, all’indomani dell’annessione dell’Austria al Terzo Reich. Nel breve prologo iniziale la figlia Anna (Nicoletta Robello Bracciforti) viene arrestata da un membro della Gestapo (Umile Vainieri), lasciando il vecchio psicanalista nello sconforto. Nella tormentata notte che segue l’imprigionamento della donna, ecco svolgersi un lungo faccia a faccia tra Freud. alfiere della ragione, e il suo misterioso ospite, un possibile squilibrato che tuttavia sostiene, con un certo piglio, di essere l’incarnazione dell’Onnipotente.

L’ossatura dello spettacolo si regge proprio su questo articolato dialogo, non privo di ironia, tra i due protagonisti, personaggi ottimamente caratterizzati sia dal punto di vista caratteriale che fisico. Fragile ma risoluto, il Freud di Haber si muove lento, sotto il peso schiacciante dei suoi 82 anni e delle enormi preoccupazioni che lo affliggono. Le argomentazioni che sfodera sono però lucide e guizzanti e controbilanciano perfettamente i discorsi del suo “divino” ospite, figura dal parlato fluido ma enigmatico e dai movimenti quasi felini.

Tutto potrebbe funzionare a meraviglia, non fosse che giunti nel bel mezzo dello spettacolo si fa largo la sensazione di una perdita di controllo sulle opposte argomentazioni. Il perfetto equilibro tra fede e ragione tende a lasciare in giro i pezzi e non è sempre chiaro dove i personaggi vogliano andare a parare.

L’innegabile bravura di tutti gli attori in scena non è dunque sufficiente a chiudere il cerchio di uno spettacolo destinato ad aleggiare in un senso di incompiuto. Forse per capirlo a fondo è richiesto un atto di fede supplementare.

Marco Ragni

15 dicembre 2014