Considerazioni sulla versione teatrale diretta da Elio De Capitani

“Improvvisamente la scorsa estate” di Tennessee Williams è uno spettacolo che non ha bisogno di presentazioni.

Baciata dalla fama fin dagli esordi, la pièce teatrale ha avuto, già l’anno dopo la sua prima, un adattamento cinematografico curato da Gore Vidal e interpretato da Katharine Hepburn e Liz Taylor.

La trama, del resto, è solida e ricca di spunti. Violet, ultima superstite della famiglia Venable, ha fatto rinchiudere in una casa di cura la nipote Catherine, unica testimone della morte del figlio Sebastian, avvenuta in circostanze poco chiare e potenzialmente lesive per la memoria del defunto.

Per cancellare definitivamente ogni traccia dell’accaduto la matriarca ordina una lobotomia nei confronti della parente ma l’arrivo del medico e della famiglia della giovane innescano una serie di situazioni che porteranno a galla la verità.

Nella versione diretta da Elio De Capitani, andata in scena lunedì e martedì al Teatro Sociale di Stradella, il noto dramma borghese viene collocato all’interno di una scenografia a dir poco maestosa. Il palco è trasformato infatti in un rigoglioso giardino dall’aria decadente, un angolo di paradiso dimenticato che giace avvolto in una fitta giungla. L’aspetto, a quanto pare, è stato inspirato al regista dalla visione infantile di un diorama, in un museo di storia naturale.

In questa cornice selvaggia si muove la vicenda, in bilico tra nevrosi e buone maniere.

Con un ritmo lento ai limiti dell’eccesso i personaggi si addentrano man mano nei torbidi misteri che avvolgono la vita e la morte di Sebastian, rampollo della facoltosa famiglia Venable, la cui fine “macchiata” dall’omosessualità, è il vero fattore posto ad animare i dialoghi tra i personaggi.

Le idee brillanti non mancano, su tutte la scelta di far sottolineare i passaggi chiave dei discorsi da urla ferali provenienti dal fitto degli alberi. Tuttavia lo spettacolo non convince fino in fondo, diluendo il pathos in dialoghi spesso ripetitivi e recitati in modo non sempre convinto.

Marco Ragni

9 gennaio 2013

Voto: 6

Positivo: scenografia e costumi da manuale

Negativo: il pathos risente di un ritmo troppo lento

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