Una malinconica Ghost Story firmata da Stephen King

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Foto: Eva Rinaldi – Creative Commons -  Attribuzione - Condividi allo stesso modo 2.0 Generico (CC BY-SA 2.0)

Foto: Eva Rinaldi – Creative Commons – Attribuzione – Condividi allo stesso modo 2.0 Generico (CC BY-SA 2.0)

Dall’inconfondibile penna di Stephen King, nasce Joyland, edito in Italia da Sperling & Kupfer.

Il romanzo racconta di Dev, ventenne innamorato e non corrisposto che va a lavorare per la stagione estiva a Joyland, un piccolo parco divertimenti. Qui incontra nuovi amici che, come lui, abbracciano l’esperienza del “vendere divertimento” in un luogo dove finzione e realtà sono sfumature perché il trucco sta nel nascondere la seconda e mandar via con un sorriso grandi e piccini.

In questo contesto, data la firma in copertina, non poteva mancare il fantasma e il mistero delle sue apparizioni e magari qualche87c92-941819_10151526287024130_1311335406_n personaggio con poteri sovranaturali per dare al romanzo un pò di ritmo e brivido.

Curiosa e divertente la “parlata” del parco: un codice tra addetti che s’impara lavorando. In questo linguaggio segreto i visitatori diventano bifolchi, le belle ragazze bignè e la ruota panoramica il montacarichi. Forse, in modo meno pittoresco, richiama quel che succede in molti ambienti di lavoro, dove l’affiatamento e le ore trascorse con un gruppo limitato di persone portano a stabilire regole, codici e ruoli che sono tutt’altro che validi nel mondo reale, che resta fuori.

Tra le pagine si aggiunge il dolce ricordo delle sensazioni adolescenziali che l’autore è tanto bravo a proporre, come saprete bene se avete letto altri romanzi come It o Cuori in Atlantide. Le reminiscenze giovanili sono tanto vivide che si riesce quasi a toccarle.

Peccato che il ritmo non sia dei più avvincenti. Questa volta al lettore manca un po’ di quella sete di andare oltre che King sa spesso evocare. Tutto regge quel tanto che basta per continuare a leggere fino in fondo un romanzo con una trama non molto originale, destinata comunque a regalare ore piacevoli e qualche piccola emozione.

Brusco invece il ritorno alla realtà, dopo un commovente ultimo capitolo.L’autore, in una nota quasi piccata, ci ricorda che si tratta di una pura invenzione. Forse non era il caso di spezzare la magia…

Voto 7

Positivo: la parlata di Joyland

Negativo: la nota finale dell’autore che ammazza la poesia

Maia Fiorelli

11 febbraio 2014