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La Bisbetica Domata riveduta e corretta da Cristina Pezzoli, spettacolo di apertura della stagione di Prosa del Teatro Fraschini di Pavia, è molto diverso dall’opera che Shakespeare compose e mandò in scena alla fine del ‘500.

Del resto, il punto di vista maschile che caratterizzava l’opera originale è oggi fortunatamente meno diffuso e l’idea che una donna possa trovare piena realizzazione nella devozione assoluta verso il marito è sempre meno credibile.

Ciò non toglie che mettere mano a un classico del Bardo comporti accorgimenti particolari, perché la fama stessa dei testi di Shakespeare rischia di complicare ogni percorso di rilettura.

Per riuscire nell’intento la regista si affida a un cast composto da Matteo Cremon, Federico Pacifici, Gianluigi Meggiorin, Gennaro Di Biase, Anna Vinci, Dario Merlini, Brenda Lodigiani, Stefano Annoni e Valerio Santoro, con una Nancy Brilli più che convincente nel ruolo di prima attrice.

L’intero spettacolo si avvale di stratagemmi meta teatrali, muovendosi su piani diversi – maschile e femminile, “realtà” e interpretazione – che spesso si incrociano, confondendosi nell’unica dimensione del palcoscenico.

Le fila della storia sono in mano all’irritabile alter ego della Brilli, una Bisbetica apparentemente senza causa che, lungo la storia, ammorbidisce i toni – spesso immotivatamente – fino a lasciarsi “domare” dalle circostanze. Ma in fondo neanche troppo…

I numerosi innesti pop che caratterizzano lo spettacolo rappresentano idee interessanti che purtroppo non vengono quasi mai sviluppate a dovere.

Buona l’idea di una rivisitazione al femminile, in grado di esplorare la profondità dei rapporti uomo-donna e capace di mettere a confronto la realtà di un tempo con quella di oggi. Purtroppo una versione con queste ambizioni avrebbe meritato più cura dei personaggi che, privati di un’adeguata crescita, restano prigionieri di una loro bidimensionalità. Senza questi accorgimenti si rimane dalle parti dei divertissement, ed è un peccato.

Marco Ragni
22 ottobre 2015