Arte e colore in uno dei quartieri più malfamati della capitale argentina

La Boca è senz’altro uno dei quartieri più belli e pittoreschi di Buenos Aires.
Cittadina portuale, si mostra piena di casette tutte colorate, a ricordo dell’usanza di usare le stesse vernici con cui si dipingevano le navi anche per le abitazioni. Un pratico e sgargiante riutilizzo della pittura che avanzava.
Negli ultimi anni, per fortuna e per sfortuna, il barrio è diventato uno dei più turistici in assoluto, con un centro di locali fitti fitti dove mangiare e comprare souvenir. Ovunque spuntano bancarelle artigianali, pittori e ballerini di tango che cercano di carpire il passante per una foto. A pagamento, ovvio.
Il suo divenire, di dubbio gusto, simile a quello di un pallina di vetro con la neve finta, ha reso La Boca visitabile con una certa tranquillità, almeno entro un orario ragionevole e nelle zone più affollate. Le “aree sicure” contano infatti su parecchi poliziotti che si aggirano per controllare la situazione.
In ogni caso badate bene al portafoglio, non allontanatevi troppo dalla zona turistica e cercate di andarvene via prima del tramonto. Una cosa infatti non è cambiata: La Boca è famosa per il suo altissimo tasso di criminalità.
In questo quartiere c’è anche la Bombonera, lo stadio del Boca Juniors, una delle più importanti squadre di calcio argentine. Buenos Aires vive di calcio esattamente come l’Italia. Mio zio Horacio, tifosissimo del Boca, sostiene che la Bombonera sia dotata di battito cardiaco proprio.
Passandoci di fianco, non ho sentito nessuna pulsazione, ma ho dovuto schivare un getto d’acqua e sapone che arrivava da chissà dove.
Superato lo stadio la zona si fa sempre più pericolosa e non invita a proseguire l’esplorazione.
Ecco una scena poco rassicurante che ci è capitata. Seduto fuori ad un tavolino, un uomo a torso nudo che urla parolacce ad un poliziotto che gli è passato di fianco. Il poliziotto nemmeno si volta. Le parole utilizzate suonavano più o meno così “Que te miras hijo de puta? Andà a la concha de tu hermana! Que te crees? Que como tenes un gorro te podes mirar?”.
A voi la scelta se usare o meno un traduttore. In casi come questi il passante non può fare altro che proseguire senza dare troppo nell’occhio.
Quando ero piccina e vivevo a Buenos Aires, più di venti anni fa, venivo a La Boca per far visita a mio nonno, che è un pittore. Allora questo quartiere aveva tutta un’altra faccia. Era molto più genuino e nella sua vietta centrale, Caminito, c’erano artisti coi cavalletti sulla strada, sempre al servizio dell’estro ispiratore.
Mio nonno allora dipingeva barche, donne nude e cani. Non mi piacevano molto i suoi quadri, ma pare che il tempo gli abbia portato fortuna e ora è abbastanza quotato. Adesso dipinge per lo più donne nude, in pose spesso pornografiche. I suoi quadri continuano a non piacermi, ma visitando La Boca, non potevo non fermarmi da lui per bere un “mate” e farmi raccontare qualche nuova fiaba.
Ripensando ora a La Boca e Caminito mi resta la nostalgia della vecchia faccia che avevano un tempo, un po’ da artista e un po’ da scaricatore di porto. Oggi rimane solo quella tagliente arte di arrangiarsi, tra gli sgargianti colori e le note di una milonga.

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Voto: 8
Positivo: le costruzioni particolarissime sono molto ben conservate.
Negativo: l’eccessiva presenza turistica, ha reso il barrio troppo commerciale.

Maia Fiorelli

La dritta: pranzare a Caminito vi costa il doppio rispetto alla maggior parte dei ristoranti di Buenos Aires. A voi la scelta

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