Torna sugli scaffali un romanzo visionario

Per capire il senso di un libro come La Città Sostituita (The Cosmic Puppets, 1957) appena uscito in nella collana Immaginario Dick dell’edizione Fanucci con la traduzione di Tommaso Pincio, vale forse la pena di ricordare che l’autore, quelPhilip K. Dick che tanto ha dato alla fantascienza, ha sofferto di una dipendenza da stupefacenti ed è stato soggetto a forti stati di depressione.

Sono informazioni a mio parere fondamentali per capire l’atmosfera di straniamento e di angoscia che lo scrittore ha riversato nella sua narrazione, unvalzer di percezioni distorte che prendono il via da una base realistica per sfumare immediatamente nell’incubo, raggiungendo nelle pagine finali uno squilibrio delirante che non è esagerato definire di proporzioni cosmiche.

È la realtà stessa che finisce sul banco degli imputati il giorno in cui Ted Barton decide di far ritorno, dopo quasi vent’anni, alla nativa Millgate, cittadina dove è nato e dove ha vissuto fino all’età di nove anni.
Un inizio come tanti che potrebbe precludere ad un viaggio a ritroso nei ricordi struggenti dell’infanzia e che invece si rivela fin da subito un’esperienza alienante: il piccolo centro è infatti ben diverso da come il protagonista se lo ricordava.

Con diverso non s’intendono i normali cambiamenti dettati dallo scorrere del tempo. Qui si parla di una vera e propria sovrapposizione di una città sconosciuta, con tanto di nuovi abitanti, a quella che Barton ricordava. E per giunta in questa nuova realtà il Nostro scopre di risultare deceduto all’età di nove anni.
Ecco il preludio che apre le danze e che scatena l’immaginazione visionaria di Dick, il quale, ponendo il principale attore sul baratro della follia, svela poco alla volta gli arcani misteri che hanno portato allo strano fenomeno di sostituzione.

Prigioniero suo malgrado nella Millgate sconosciuta, Barton deve darsi da fare per scoprire cosa si cela dietro la sconcertante scoperta e, per arrivare in fondo alla sua ricerca, dovrà scontrarsi con le incarnazioni di concetti portanti come quelli di Bene e Male.

La Città Sostituita è senz’altro un libro apprezzabile se si conoscono e si amano i labirinti mentali e i miti ai quali l’autore attinge a piene mani. In caso contrario può risultare una lettura troppo allucinata, pregna di concetti che possono risultare difficili da immaginare. Se siete troppo legati al realismo leggetelo a vostro rischio e pericolo.

 Marco Ragni

20 luglio 2012