Spettacolo visto a Teatro Fraschini di Pavia, venerì 16 dicembre 2016

La fabbrica dei preti è, prima di ogni altra cosa, uno spettacolo coraggioso. Lo è perché affronta con chiarezza e in modo diretto il tema dei seminari religiosi, denunciandone incoerenze passate e presenti ed esaminandone le colpe con piglio implacabile, ma senza rinunciare ad una certa poesia.

Gran parte del merito va a Giuliana Musso, che già con Nati in Casa, il suo precedente spettacolo, aveva dimostrato doti non comuni di narratrice, come la capacità di scendere nel dettaglio di situazioni poco note. Il suo approfondito monologo si sviluppa attorno a un filo conduttore di stampo cronistico che delinea la situazione dei seminari degli anni ’50 e ’60 del ‘900. Su questa linea la Musso riesce, con grande bravura, a innestare i ricordi di tre anziani sacerdoti, magistralmente interpretati e caratterizzati con movenze, accenti ed espressioni.

Partendo dall’opera La fabriche dai predis di Don Pier Antonio Bellina, l’attrice riesce così a far riaffiorare un mondo sommerso di regole, gerarchie e divieti e conduce lo spettatore a contatto con una realtà dove la ricerca di un identità deve farsi largo su un sentiero costellato ipocrisia e sofferenza.

Ogni quadro è intervallato da filmati e musiche che contribuiscono ad aumentare il pathos.

Intenso e, a tratti, divertente, uno spettacolo che commuove e spinge alla riflessione.

Marco Ragni