Spettacolo visto al Teatro Fraschini di Pavialunedì 06 novembre 2017

L’adattamento per il teatro de La guerra dei Roses è stata la naturale evoluzione di un successo. Il film del 1989, diretto Danny De Vito su soggetto a firma di Warren Adler (lo stesso autore del libro pubblicato 8 anni prima) fu una pellicola molto apprezzata, grazie anche all’interpretazione di Kathleen Turner e Michael Douglas, bravi a incarnare i bellicosi protagonisti della black comedy.

Nell’allestimento di Filippo Dini è toccato invece ad Ambra Angiolini e Matteo Cremon vestire i panni dei terribili coniugi pronti a tutto: una scelta azzeccata, perché entrambi sono risultati assolutamente convincenti dei ruoli assegnati.

A fianco dei due protagonisti c’erano, quasi onnipresenti, Massimo Cagnina ed Emanuela Guaiana, plastici e trasformisti interpreti dei due avvocati, e di altri ruoli minori, che sembravano quasi emanazioni allegoriche delle coscienze di marito e moglie.

C’è da dire che rispetto al film – ben più nero e spietato – qui si sono mantenuti ampiamente i toni da commedia leggera e, anche quando le rappresaglie reciproche si fanno sono fatte pesanti, Dini è sembrato poco propenso a calcare la mano e a rinunciato a tocchi di sadismo che forse, vista la natura del testo, avrebbero aggiunto qualcosa in più.

La scenografia era quasi tutta improntata sugli spazi principali di casa Roses, vero oggetto del contendere tra le due controparti nonché arena dei connotati espressionisti lasciata ad assistere al batti e ribatti di dispetti e cattiverie, in un crescendo inarrestabile e fatale.

Due ore abbondanti di piacevoli gag per una commedia dalle trovate non particolarmente originali, ma che ha comunque potuto contare su un buon ritmo, evitando brillantemente gli insidiosi pantani della noia.

Marco Ragni