Gli incredibili eroi di Alan Moore sono tornati

La-Lega-degli-Straordinari-Gentlemen-CenturyLasciando perdere il terribile adattamento cinematografico di un decennio fa, La Lega degli Straordinari Gentlemen di Alan Moore è, come molte graphic novel dell’autore inglese, un piccolo capolavoro.

L’idea di riprendere i protagonisti dei romanzi della letteratura vittoriana e di riproporli in una sorta di super gruppo d’epoca è semplicemente irresistibile e il fatto che attorno alle loro avventure si costruisca un complesso gioco di citazioni e omaggi contribuisce a rendere i primi due volumi della saga dei veri e propri gioiellini.

La serie Century, raccolta e pubblicata dalla BAO Publishing, rappresenta il proseguimento delle avventure della Lega ad alcuni anni di distanza.

Non siamo più alla fine dell’ottocento ma nel XX° secolo e la formazione originale è stata rimpiazzata quasi completamente. Degli eroi di un tempo è rimasta solo Mina Murray che ha radunato nuovi elementi altrettanto straordinari per formare una squadra del tutto rinnovata. Fanno parte di questo nuovo corso il detective del soprannaturale Thomas Carnacki (dai romanzi di William Hope Hodgson), l’androgino Orlando di Virginia Woolf e A. J. Raffles, il ladro gentiluomo creato da Ernest William Hornung.

Un gruppo del genere non poteva che avere un avversario all’altezza, proveniente a sua volta dall’universo letterario. Il cattivo di turno è infatti Oliver Haddo, il mago creato da W. Somerset Maugham nel romanzo The Magician.

La lotta tra i nostri eroi e il malvagio stregone che prepara l’avvento di una sorta di anticristo si estende attraverso i decenni, toccando tre capitoli rispettivamente ambientati nel 1910, 1969 e 2009.

Century è sicuramente un opera meno immediata dei due volumi del ciclo originale. Per noi italiani l’appeal dei personaggi è minore rispetto a quello dei loro predecessori (il Dottor Jekill e il Capitano Nemo, tanto per citarne un paio) e questo non ci permette di godere appieno della miriade di citazioni che compaiono in ogni storia. Per farlo servirebbe un supporto di note che purtroppo manca e che comunque potrebbe appesantire la lettura.

Per fortuna, come spesso accade per le opere di Alan Moore, il libro riesce a risultare apprezzabile a livelli differenti, anche senza perdersi in profondità negli intricati e affascinanti rimandi che sono un vezzo dello scrittore inglese.
A dargli man forte ci pensa il disegnatore Kevin O’Neill che mette il suo tratto incisivo al servizio della trama, ponendo il lettore di fronte a splendide invenzioni e mondi psichedelici.

Un consiglio è d’obbligo: se dopo la lettura non vi sentirete soddisfatti ricominciate da capo e probabilmente troverete nuove strade che il magico Moore aveva reso invisibili ai vostri passi.

 

Voto: 7

Positivo: addentrarsi nella fervida immaginazione di Moore è sempre un bel viaggio

Negativo: quasi impossibile cogliere tutte le citazioni, principalmente per le differenze culturali

 

Marco Ragni

12 dicembre 2013

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