Un grottesco e attuale spettacolo sulla natura umana

Intenti abietti e meschini complotti per guadagnare facilmente denaro o per aggiudicarsi i favori (carnali) di una donna. Che ci crediate o no tutto questo non lo trovate solo sulle cronache quotidiane ma anche nel teatro di cinque secoli fa.

Stiamo parlando in particolare de “La Moscheta” di Ruzante (andata in scena ieri al Teatro Sociale di Stradella con bis stasera), una commedia scritta nella prima metà da ‘500 ma ancora estremamente attuale nella sua descrizione dei pertugi della natura umana.

Recitato com’è in antico dialetto padovano lo spettacolo necessita di una certa concentrazione da parte dello spettatore che comunque riesce perfettamente a cogliere ogni cosa, merito anche dell’interpretazione e della mimica degli attori in scena.

I personaggi e le loro ambizioni sono tutt’uno con il fondale, un quadro misero e logoro dove gli stracci si confondono con ideali cenciosi che non vanno oltre la logica del sesso e del guadagno. Attualità pura, come dicevamo…

La parlata in vernacolo contribuisce a calare lo spettatore in una realtà primitiva dove le pulsioni, poste su un piano quasi animalesco, soffocano ogni sentimento fino a farlo scomparire. Le quattro figure in scena sono maschere di egoismo e immoralità, ottimamente indossate dagli attori Tullio Solenghi, Maurizio Lastrico, Barbara Moselli ed Enzo Paci. Forse solo quest’ultimo risulta meno credibile dal punto di vista della mimesi linguistica, compensata comunque dalla straordinaria fisicità.

Al regista Marco Sciaccaluga va l’indubbio merito di aver riportato sulle scene un grottesco carnevale di complotti e vendette che, calato nella realtà di oggi, risulta tanto contemporaneo da essere allo stesso tempo divertente e inquietante.

 

Marco Ragni

10 novembre 2012

Voto: 7

Positivo: ottima interpretazione degli attori

Negativo: la durata (quasi 2 ore) sottrae un po’ di smalto a uno spettacolo tanto brillante.

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