Van de Sfroos

Siamo nel pieno del Van De Estaa Tùur di Davide Van De Sfroos che domani sarà a Castigraga Vidardo. Questa tappa lodigiana ci sembrava un buona occasione per fare una chiacchierata con il protagonista della festa e parlare del tempo che passa, dei progetti futuri e di tanto altro ancora.

Quello in corso è “un tùur libero da dischi”. Quanto è liberatorio poter pescare dalla tua produzione senza vincoli particolari?

Liberatorio al 100%. Si ha la possibilità di portare sul palco uno show transgenerazionale che faccia ballare e cantare un pubblico di tutte le età. Quando si è in tour con un disco unico, magari un opera lunga 16 brani come Goga e Magoga, è un rischio perché si finisce per occupare una grossa parte del concerto. Senza i vicoli di un album è molto diverso, si hanno magari più occasioni di accontentare la gente.

Un pubblico eterogeneo che vuole divertirsi è tipico di certi momenti di incontro cari alla provincia, come le Feste della Birra. Domani sera ti esibirai a Castiraga Vidardo, un paese del lodigiano con meno di tremila abitanti. Quanto è importante mantenere il contatto con queste realtà minori anche quando si è raggiunta la piena fama?

In questo caso la fama non c’entra niente. Io sono cresciuto in feste come questa e per me l’aspetto live all’aperto fatto anche di sagre e feste paesane è importante. Sarebbe sciocco evitare questo tipo di contesto.

Quest’anno hai compiuto 50 anni. Cosa significa nella tua carriera artistica? È la piena maturità o senti di essere ancora in fase di evoluzione?

C’è sempre una strana relatività anche negli anni della nostra vita. La vita ha uno spazio e un tempo, ma anche una sua qualità e una sua struttura dal punto di vista delle emozioni e delle sensazioni. Ci sono anni che sembrano dieci in uno per le cose che si provano e altri che passano quasi a vuoto e danno l’impressione di aver quasi sprecato un po’ di spazio e tempo. Perciò compiere 50 anni può volere dire tutto e niente. Però di fatto ci sono e quindi è il caso di dire che in mezzo secolo di acqua sotto i ponti ne è passata, con tante canzoni e tante parole.

Guardando indietro io vedo tutte queste cose e credo di aver lasciato già un bel cumulo di materiale, di confessioni, ironia e provocazioni. La più grande soddisfazione è quando si scopre di aver fatto qualcosa di cui la gente aveva anche bisogno, indipendentemente dai numeri e dai riconoscimenti.

Inoltre non dimentico che, anche se l’esperienza da solo di Davide Van de Sfroos parte nel 1999, io avevo il microfono in mano già a 16 anni. Alla fin fine 35 anni passati sul palco non sono poi pochi…

Goga e magoga è uscito da poco più di un anno. C’è già un nuovo disco all’orizzonte? Puoi dirci qualcosa?

Sono tante le cose che si agitano nella testa, tanti i progetti. C’è tutto un vortice di idee legate al territorio e via dicendo. Ci sono dei desideri, delle voglie, delle spinte e non una bussola precisa puntata verso il prossimo disco. Il fatto che non ci sia ancora un bersaglio è anche un bene perché vuol dire che tutto si può ancora muovere.

Una delle cose belle di Van De Sfroos è la sua versatilità creativa e di espressione. Prima che ci lasciamo puoi dirci quali progetti hai fuori dalla “normalità musicale”?

Di solito con l’autunno e l’inverno si ripiega nel teatro ed è proprio sul palco del teatro che si riesce a parlare di cose che vanno oltre le canzoni. Al momento però non ho ancora sviluppato un progetto preciso. Si vedrà in seguito.

Infatti, per il momento godiamoci l’estate e naturalmente il Van De Estaa Tùur!

Marco Ragni

23 luglio 2015

Per approfondire e scoprire le altre date del tour: il sito ufficiale di Van De Sfroos