Spettacolo visto al Teatro Fraschini di Pavia, venerdì 9 febbraio 2018

Prima che il sipario si apra si sente una filastrocca di quelle infantili, recitata con una voce distorta e cantilenante che basta da sola a dare la pelle d’oca. Ricorda le scene di certi film horror degli anni’80 e, nel suo obiettivo di creare un clima di inquietudine è abbastanza efficace. Se le luci fossero state spente, l’effetto sarebbe risultato ancora più d’impatto.

Nella nenia, ovviamente, si racconta la macabra storia dei Dieci piccoli indiani – che qui diventano soldatini – destinati a fare una brutta fine, uno dopo l’altro. Finché non rimase nessuno, come promette il sottotitolo. Spoiler innocuo visto che la trama del romanzo di Agatha Christie la conoscono tutti e che la storia ha dato spunto ad una lunga lista di interpretazioni e riletture di ogni genere.

Finita la cantilena, il sipario si apre sul salone principale della magione degli Owen, dove maggiordomo e cameriera stanno ultimando gli ultimi lavori di sistemazione in vista dell’arrivo di otto ospiti. Ciascuno di loro è stato invitato, con motivazioni diverse, dal padrone di casa ma quest’ultimo e sua moglie hanno annunciato che arriveranno solo dopo qualche giorno.

Il sontuoso salone è l’unico ambiente che vedremo per tutto lo spettacolo, un lussuoso spazio con un tavolo, due divani, un mobile bar e una finestra oltre la quale si intuisce un’atmosfera uggiosa tipicamente inglese. Altri elemento non trascurabili: la filastrocca che abbiamo appena ascoltato, riportata a grandi caratteri su una parete, e dieci statuette destinate a sparire una dopo l’altra.

L’ingresso degli invitati, tra loro sconosciuti, apre le danze. Presto la voce misteriosa di un grammofono li accuserà tutti, servitù compresa, di terribili delitti, segnandone la sorte ineluttabile. Col susseguirsi delle vittime, scandite dalla strofa che li riguarda, il clima di sospetto e paranoia si insinuerà in tutti i presenti. Ciascuno confesserà, a modo suo, la colpa di cui è accusato. Qualcuno si giustificherà ma per nessuno ci sarà una vera via di scampo.

L’allestimento diretto da Ricard Reguant decide di seguire accuratamente quanto descritto nel romanzo, evitando il lieto fine pensato dalla stessa autrice per la versione teatrale e cinematografica dell’opera. Nel farlo riesce a rendere degnamente giustizia al capolavoro della Christie, senza cadere in eccessive sbavature.

Tutti gli attori del cast fanno la loro parte nell’impersonare caratteri ben delineati, andando fuori tema solo raramente, a causa di qualche parentesi comica che appare del tutto forzata.

Complessivamente, interazioni e dialoghi risultano fluidi, rendendo scorrevoli le oltre due ore dello spettacolo.

Menzioni d’onore per l’uso delle luci, a cura di Stefano Lattavo, indispensabili a creare la giusta atmosfera, e per i costumi di Adele Bargilli, che ricreano perfettamente l’ambiente anni’30 che è cornice dell’opera.

 

Marco Ragni